CARMEN: la libertà di scegliersi.

L’amour est l’enfant de Bohême / Il n’a jamais, jamais connu de loi / Si tu ne m’aimes pas, je t’aime / Si je t’aime, prends garde à toi!

È quello che canta Carmen in una delle arie più celebri della famosa opéra-comique, Carmen.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

La gitana Carmen è inarrestabile, spregiudicata e passionale; crede fermamente nella sua libertà individuale e in quella di tutti gli esseri umani, non si piega alla legge e, anzi, si può dire che è lei a piegare la legge a sé, fattispecie nelle persone di Zuniga ma soprattutto di Don Josè, uno dei due poli maschili che animeranno il triangolo amoroso basato su gelosia e passioni sul quale poggia l’intera opera.

L’altro polo maschile del triangolo lo si ritrova nella persona del torero Escamillo, anch’egli innamorato di Carmen e il quale suscita una profonda gelosia proprio in Don Josè che, a più riprese, prova a sfidarlo a duello per l’amore della bella e irriverente gitana.

Oltre a rappresentare i due poli maschili, Don Josè ed Escamillo rappresentano anche due personalità totalmente contrapposte: da una parte, infatti, troviamo Don Josè, l’uomo intimamente tormentato tra il suo desiderio – a tratti violento – di possedere Carmen e quello di rimanere fedele alle ultime preghiere di sua madre morente, alla sua posizione in polizia; dall’altra, invece, Escamillo, il toreador, libertino, simbolo di sfrenata libertà e leggerezza.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

I sentimenti mai fermi di Carmen la portano a oscillare tra i due uomini, arrivando a concedersi a entrambi, incurante degli avvertimenti delle carte che ne preannunciano la morte, della minaccia di vendetta dello stesso Don Josè e dell’avvertimento delle stesse amiche quando, ormai giunti all’ultimo atto dell’opera, la avvertono proprio della presenza dell’ex amante.

Carmen gli va incontro. Ed è un incontro che tiene lo spettatore con il fiato sospeso, che non gli permette un momento di distogliere l’attenzione dalla scena, perché, proprio mentre sullo sfondo tutto preannuncia il momento del trionfo di Escamillo, ecco che al centro della scena si consuma il momento più drammatico e più struggente dell’opera. In preda a un attacco di cieca violenza e follia, dopo che Carmen gli getta addosso l’anello simbolo del loro amore, Don Josè la pugnala, uccidendola, e consegnandosi poi ai gendarmi: «Vous pouvez m’arrêter. / C’est moi qui l’ai tuée!/ Ah! Carmen! ma Carmen adorée!».

Una storia all’insegna della libertà di amare e di essere, sempre moderna in questi temi che toccano le corde dello spettatore pur essendo andata in scena nella prima volta nel 1875. E la modernità viene ribadita, in questa rappresentazione, anche dalla produzione stessa dell’opera, per merito di Paul-Émile Fourny. Infatti, nella volontà del registra di proporre uno sguardo contemporaneo, originale, ma pur sempre rispettoso dell’opera, si può notare come già fin dalle prime scene questa emerga: l’opera si apre catapultando lo spettatore al centro di un’indagine poliziesca, con un delitto in un teatro a rubar la scena. E da qui, come in un flashback, si snoda la vicenda: i gitani e i contrabbandieri, personaggi tipici dell’opera originaria, vengono trasformati in una compagna teatrale che deve portare in scena proprio la Carmen di Bizet, intrecciando così realtà e fantasia.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

 «Ho voluto proporre una lettura più contemporanea ma rispettosa dell’opera, evitando la caricatura spagnola per meglio sviluppare la drammaturgia» – spiega Paul-Émile Fourny «L’idea è quella di una messa in scena vicina alle serie televisive poliziesche, e in particolare a quelle che si svolgono negli anni 50-60, perché Carmen è la storia di un crimine, in cui la protagonista è la vittima. Il mio sguardo è femminista, Carmen afferma le sue scelte di vita, sia professionali che personali; con un carattere forte, indurito, deve combattere per rivendicare il suo status di donna libera».

Carmen non è soltanto una contrabbandiera, una zingara, un’attrice o una vittima di un omicidio: Carmen è una donna che diventa il simbolo della fedeltà a se stessi e alle proprie passioni («Libre elle est née / et libre elle mourra!»), della tenace affermazione della propria indipendenza davanti i soprusi mascherati da amore.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

Questi messaggi, inoltre, vengono veicolati al massimo delle loro potenzialità anche grazie all’accompagnamento musicale di Beatrice Venezi, che, nonostante la sua giovanissima età, ha saputo dirigere l’Orchestra Rossini in modo impeccabile, meritandosi tutti gli applausi del pubblico.

La perfetta sinergia che si è creata sul palco tra la direttrice d’orchestra e la mezzosoprana Mireille Lebel, l’interprete di Carmen, è stata la chiave vincente per garantire una lettura modernamente femminista, forte, onesta che ha caratterizzato questa produzione di un classico del teatro lirico, pur nel rispetto della sua immensa grandezza.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

Si ringrazia Fondazione Rete Lirica Marche e il Teatro dell’Aquila di Fermo per l’ospitalità.

Marianna Scognamiglio

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