Tra comicità e fedeltà: ORGOGLIO E PREGIUDIZIO a teatro.

Pensando alla grande letteratura ottocentesca, uno dei primi nomi che sicuramente giunge alla mente di ognuno di noi è quello di Jane Austen, e, in modo particolare, quello del suo romanzo più famoso: Orgoglio e pregiudizio.

Un romanzo che è insieme romantico e critico, ironico e sentimentale, spietatamente realistico e che conduce il lettore, attraverso la scrittura calibrata della Austen, a riflettere su tematiche sempre attuali. Celebri, infatti, sono le posizioni fortemente individualiste, quasi da femminista antilitteram, della protagonista Elizabeth Bennet; o, ancora, l’arroganza iniziale di Darcy, al quale poi il lettore si affezione nel momento in cui i suoi sentimenti mutano per Elizabeth e farà di tutto per aiutarla e conquistarla. O, ancora, il desiderio sconfinato di Mr Collins nel voler ascendere socialmente ed entrare nelle grazie della sua benefattrice attraverso un buon matrimonio. E, per ultimo, l’amore puro, naturale, ma ostacolato, motivo di peripezie, tra Jane e Bingley.

Foto di scena: Matteo Del Bò – Marche Teatro

Questi punti di forza del romanzo vengono rispettati nell’adattamento e riduzione teatrale di Antonio Piccolo, con regia e partecipazione di Arturo Cirillo; uno spettacolo andato in scena al Teatro delle Muse di Ancona, prodotto da Marche Teatro e Teatro Stabile di Napoli.

Tra le motivazioni che hanno indotto il giovane regista napoletano a scegliere di rappresentare proprio questa opera viene elencato come primo punto il «dono folgorante per i dialoghi» dell’autrice inglese. Cirillo, infatti, pur riducendo il testo del romanzo agli avvenimenti e ai personaggi più salienti, rimane fedele alle parole della Austen, dando loro vita, corpo, anima. Le grandi battute che hanno reso celebre questo romanzo vengono riportate in scena con tutta l’intensità e il pathos che lo spettatore, o il lettore, può aver immaginato leggendole su carta.

Foto di scena: Matteo Del Bò – Marche Teatro

Inoltre – e questo è un altro motivo per cui al regista la Austen risulta tanto cara – emerge anche quel senso di ironia, quello «sguardo acuto ma anche distaccato sui suoi personaggi» che dona una patina di comicità lieve all’esecuzione dei vari dialoghi ma non per questo annulla la profondità dei sentimenti e delle introspezioni tipiche di personaggi come Elizabeth, Darcy, Jane.

Proprio per supportare questa visione disincantata, distante, ironica che la Austen propone nelle sue pagine, Cirillo utilizza la scenografia – progettata da Dario Gessati – a suo vantaggio: lo spazio circostante diventa una chiave di lettura nuova che rende la scena dinamica e multipla. Gli enormi pannelli di legno e materiale trasparente (che diventa, di volta in volta, specchio o finestra), infatti, moltiplicano i punti di vista, rifrangono i colori, lo spazio, permettono il cambio di scena. E, così, soltanto questi pannelli, creano il salotto – e la tenuta in generale – di casa Bennet, i saloni dove avvengono i vari ricevimenti del signor Bingley e di Lady Catherine de Bourgh – interpretata, magistralmente, dallo stesso Cirillo, che veste anche i panni del padre della famiglia Bennet.

Foto di scena: Matteo Del Bò – Marche Teatro

In un mondo animato da danze, canti, colori, come quello portato in scena sul palco, dunque, la sensibilità femminile, ironica, pungente a volte della Austen trova la sua perfetta corrispondenza nella pièce divertente, dinamica ed elastica del giovane regista.

Foto di scena: Matteo Del Bò – Marche Teatro

Marianna Scognamiglio

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