Residenze digitali: un nuovo modo di creare spettacolo, al passo con i tempi.

Mercoledì 2 e domenica 6 dicembre abbiamo avuto l’occasione di assistere alle restituzioni delle due residenze online di AMAT, rispettivamente “Anatomies of Intelligence” e “Isadora. The TikTok dance project”. Entrambe rientrano nel progetto “Residenze Marche Spettacolo”, di cui il Consorzio Marche Spettacolo ha curato la promozione, e fanno parte del bando “Residenze Digitali”, un progetto del Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), in collaborazione con AMAT e Regione Marche, Anghiari Dance Hub, in partenariato con ATCL, Spazio Rossellini, e il tutoraggio delle studiose Anna Maria Monteverdi e Federica Patti. Nato durante il lockdown di marzo e aprile, “Residenze Digitali” ha interrogato la comunità artistica sullo sviluppo di lavori pensati per l’habitat digitale, sperimentando nuove forme di creazione e di fruizione del teatro e della danza, al fine di coinvolgere gli spettatori nel web. 

Ciò che caratterizza i lavori in questione non è solo la restituzione online dello spettacolo, ma anche il fatto che le residenze stesse siano avvenute online. 

Nel caso di “Anatomies of Intelligence”, tre studiosi di intelligenza artificiale provenienti da Italia (Filippo Rosati di Umanesimo Artificiale di Fano), Portogallo (Joana Chicau) e Stati Uniti (Jonathan Reus) hanno collaborato a distanza a un progetto che riunisse il digitale con la drammaturgia e lo spettacolo, la scienza con l’arte. Con “Isadora. The TikTok dance project”, invece, c’è stata una sinergia tra una danzatrice, Giselda Ranieri, e vari studiosi, tra cui Simone Pacini e la professoressa Federica Patti, che hanno voluto tentare di abitare un social da poco “esploso” come Tik Tok.

Due residenze e due esperimenti molto diversi, che hanno esplorato nuovi mezzi per fare teatro.

ANATOMIES OF INTELLIGENCE

Un connubio di mondi che si pensavano lontanissimi tra loro. Anatomies of Intelligence restituisce il quadro di un teatro anatomico, metafora tra il lavoro della macchina e l’anatomia umana. Questo progetto nasce da percorsi residenziali che gli artisti hanno svolto a Rotterdam, in un teatro circondato da libri di anatomia del 1600, e dalla ricerca sugli studi anatomici (soprattutto del XVII sec.), e digitali sulle macchine, per poi unirle in un dataset. Il lavoro è durato circa due anni ed è tuttora in fase di sviluppo.

L’esito a cui abbiamo assistito è un processo di clustering e catalogazione, in cui documenti di anatomia umana vengono raggruppati in cluster e associati a suoni e immagini. Il pubblico poteva agire con il dataset e creare la propria esperienza personale, scegliendo i pop up da aprire e, dunque, quali informazioni raccogliere. Tuttavia, l’azione del pubblico aveva solo carattere esplorativo e non poteva influenzare l’azione performativa.

Il progetto aveva come scopo quello di dare tangibilità al discorso dell’intelligenza artificiale: siccome il processo, nella realtà, avviene a velocità quasi impercettibili, gli artisti hanno deciso di estendere lo spazio, creando così una spettacolarizzazione del processo di livecoding. In totale, la performance è durata una mezz’ora circa, al termine della quale si è aperto un confronto sull’origine del progetto e le conseguenze del digitale nel teatro contemporaneo. Ciò che ci è rimasto impresso è stata la riflessione su come questo progetto riproponga l’anatomia attraverso algoritmi di intelligenza artificiale allo stesso modo in cui, durante l’Illuminismo, si cercava la conoscenza scientifica nei teatri anatomici, chiedendosi non solo “cosa” è la conoscenza” ma anche “chi” e “come” ha il diritto di divulgarla.

ISADORA. THE TIKTOK DANCE PROJECT

Il progetto è nato con l’obiettivo di avvicinare i giovanissimi al mondo dello spettacolo dal vivo, attraverso l’uso di uno dei social oggi più usati al mondo: TikTok. Questo obiettivo non è stato ancora raggiunto in pieno, ed è per questo che, anziché assistere ad una performance, il gruppo di lavoro ha condiviso con il numeroso pubblico “virtuale” un momento di narrazione dell’esperienza della residenza. Giselda Ranieri ha raccontato dei pregiudizi inizialmente avuti nell’avvicinarsi al social network TikTok, ma anche della forte curiosità di usare un palcoscenico virtuale. Non senza difficoltà, la performance è riuscita a dialogare con la comunità di TikTok, che ha risposto alle sfide da lei lanciate attraverso brevi video di duetti, in cui utilizza modalità coreografiche come il rhythm and stop, lo slow motion e il fast forward. 

Ironia e freschezza: è l’approccio che accomuna Giselda Ranieri a Isadora Duncan, danzatrice rivoluzionaria di inizio ‘900, ed è anche l’approccio che caratterizza la piattaforma TikTok, che stimola la “creatività smart”, caratteristica questa, che non lo rende il luogo più adatto alla complessità. 

Nell’ambito della presentazione della residenza, sono state poi analizzate le ragioni della difficoltà nel raggiungere l’obiettivo prefissato, e sono stati individuati in: contenuti, che devono essere semplici, brevi, incisivi; età, in quanto TikTok ha generalmente un pubblico sotto i 24 anni, mentre lo spettacolo dal vivo ha solitamente un pubblico di età più alta; budget e tempi della residenza, i quali potrebbero non essere stati sufficienti per raggiungere completamente l’obiettivo iniziale. Nonostante questo, tra la pagina su TikTok e quella su facebook, sono stati raggiunti dei buoni risultati. Quindi, per rispondere all’iniziale provocazione di Giselda “È possibile danzare con la faccia?” pensiamo di poter rispondere che sì, lo è!

Marianna Scognamiglio
Ilaria Ciaroni

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