Olivetti e le nuove generazioni: ecco come è andato il progetto a cura di Rovine Circolari per Refresh!

In quest’anno particolare, dove tra mille difficoltà ognuno ha cercato di mantenere una propria normalità, il Consorzio Marche Spettacolo ha portato avanti uno dei suoi numerosi progetti, “Refresh! – Lo spettacolo delle Marche per le nuove generazioni”, un macroprogetto che, sostenuto dalla Regione Marche, si rivolge alle giovani generazioni di artisti e spettatori per formarli e coinvolgerli nella partecipazione e fruizione dello spettacolo dal vivo. 

REFRESH! ha visto l’attivazione di numerosi progetti che, a seguito dei recenti eventi, sono stati riformulati in momenti di incontro e visione degli spettacoli il tutto rigorosamente in digitale; e tra questi progetti, noi abbiamo deciso di partecipare a uno in particolare: “Community. Olivetti e le sfide del contemporaneo”, curato da Isabella Carloni, dell’Associazione Rovine Circolari, e in partenariato con Associazione La Casa di Asterione e Associazione Adriatico Mediterraneo.

Community Lab è un laboratorio di drammaturgia, che nasce come progetto di creazione di una comunità d’interesse attorno all’idea di una nuova idea di sviluppo ispirata ad Olivetti e che costituisce il primo step di un percorso teatrale. La situazione emergenziale ha trasformato la comunità partecipante al laboratorio come una vera comunità virtuale, con inevitabili restrizioni ma anche con interessanti sviluppi metodologici.

Il gruppo che si è formato era costituito da ragazzi provenienti dai più disparati campi del sapere, chiamati a confrontarsi, attraverso la drammaturgia sulla figura di Adriano Olivetti, l’imprenditore di Ivrea che, con i suoi pensieri e i suoi modi di gestire un’azienda, si è posto sicuramente come un unicum sulla scena italiana a lui contemporanea.


Il laboratorio si è svolto nel corso di due mesi (da metà ottobre a metà dicembre) in modalità online, con incontri settimanali sulla piattaforma Zoom. Nel corso degli incontri abbiamo affrontato sia momenti di pratica teatrale sia momenti più teorici. I momenti di pratica prevedevano un training percettivo-sensoriale con esercizi pratici durante i quali, noi ragazzi, guidati da Isabella, coadiuvata a volte da Roberto della Casa di Asterione, abbiamo allenato la nostra immaginazione creando delle brevi storie, lettere, aneddoti, piccole messe in scena partendo da alcuni spunti visivi: una buccia d’arancia, una macchia sul muro, una carta accartocciata. La nostra creatività prendeva vita non solo dalle nostre esperienze e dalla nostra memoria personale ma anche dalla conoscenza sviluppata nei momenti più teorici a partire da materiali saggistici, letterari e visivi su Olivetti, durante i quali Isabella ci ha raccontato la figura di questo imprenditore sui generis, con le sue avventure e disavventure, i suoi sogni, i suoi amori e la sua sensibilità sicuramente al di fuori del suo tempo.

Lentamente abbiamo anche iniziato a immaginare Adriano, il suo mondo, la sua fabbrica e tutti i personaggi che potevano abitarla. E così, dopo settimane di esercizi divertenti e impegnativi, siamo finalmente passati negli ultimi incontri alla fase più propriamente drammaturgica, dove ci siamo cimentati nella scrittura di piccoli dialoghi e scene con protagonista proprio il mondo di Ivrea e tutti i suoi personaggi, Adriano e i suoi operai.

Siamo venuti man mano a mettere a fuoco l’idea per una possibile messa in scena di un’opera incentrata su Adriano. Ognuno di noi ha proposto una chiave di lettura diversa, a riprova che, nel mondo del teatro le interpretazioni di uno stesso oggetto sono sempre molteplici e tutte hanno il proprio valore. Ed è questo il bello, no? La pluralità delle cose, delle emozioni che uno stesso soggetto può suscitare.

Quindi, a conclusione di questi mesi di lavoro, personalmente ci possiamo ritenere soddisfatte del percorso intrapreso, in primo luogo perché ci ha avvicinato a un mondo, quello della drammaturgia teatrale, che mai avevamo conosciuto così a fondo e, se pur limitata dai mezzi, l’ha fatto in un modo originale e divertente. E, inoltre, ci ha incuriosito conoscere la storia di Adriano e della sua azienda e vedere i numerosi percorsi che ognuno di noi ha immaginato per poterla raccontare.

Isabella ci ha ribadito più volte che questo momento di condivisone è stato solo la prima tappa di un percorso e noi speriamo, a questo punto, che il percorso si possa concludere con una realizzazione di questo progetto perché, forse oggi più che mai, Adriano Olivetti ha ancora tanto da raccontarci e noi abbiamo tanto da imparare da lui.

Questo laboratorio, per quanto incentrato sulla figura di Adriano Olivetti, ci ha fornito le linee guida per affrontare un qualsiasi processo creativo: abbiamo imparato l’importanza di saper immaginare mondi sconosciuti dietro la banalità degli oggetti che ci circondano e che per dare spazio alla creatività non bisogna aver paura dell’illogico. Ma al centro di tutto c’è stato lo scambio umano fra noi ragazzi, ognuno con una sensibilità e una formazione diversa dagli altri. Ad ogni incontro abbiamo imparato a conoscerci attraverso la figura di Adriano e ci siamo in qualche modo ispirati a vicenda creando così quella comunità che è diventata la chiave di lettura di tutto il percorso fatto. 

Un altro aspetto fondamentale di questo progetto è stato, infine, la necessità emersa in corso d’opera di portare la storia della Olivetti a confronto con la nostra contemporaneità. Un racconto deve saper trasportare in un’altra dimensione ma deve anche saper incalzare una riflessione costruttiva sui valori e disvalori della realtà attuale e questo è il pregio del teatro: sviluppare uno spirito critico sul presente anche quando ti sembra solo una parentesi onirica. 

Fancobolli emessi per celebrare i 60 anni dalla
morte di Adriano e i 70 anni dall’uscita della famosa Lettera 22.

Ecco le impressioni di chi ha partecipato:

Parto col dire che ero molto scettica. Pensavo che in 8 lezioni non avremmo potuto fare molto più di una ricerca superficiale sulla vita di Olivetti e sulle sue idee. È stato invece molto interessante vedere come da un minuscolo spunto reale, di vita “vera”, si possa partire e costruirci attorno un mondo drammaturgico e quindi teatrale. Vedevo la scrittura drammaturgica come una serie di procedimenti troppo complicati, che avrebbero richiesto competenze e conoscenze al di sopra delle mie. Quello che invece è evidente, è che è sempre possibile partire da piccolissimi mattoni per iniziare a costruire una casa, un quartiere, una “comunità”. Abbiamo provato a fare come Olivetti, a pensare in grande, partendo da idee semplici e chiare, volgendoci “al futuro” (direi che è un ottimo modo per superare il 2020).
Grazie a tutti 
.

Alessandra C.

Nonostante sia stato tutto online purtroppo, mi mancherà questo appuntamento settimanale perché, inaspettatamente, questo laboratorio mi ha dato tanto. Mi ha innanzitutto fatto conoscere nuove persone, ed è sempre bello (olivettianamente parlando, abbiamo creato una comunità); e poi, mi ha fatto avvicinare a un mondo, quello della drammaturgia teatrale, che mi è sempre sembrato lontanissimo e invece, queste settimane, mi hanno dimostrato che pazienza, impegno, interesse e anche tanta fantasia permettono a tutti di diventare dramaturg! E poi, cosa non scontata, mi ha fatto conoscere una figura brillante e meravigliosa come Adriano Olivetti, un unicum nel panorama a lui contemporaneo (e forse anche moderno).Quindi non posso che ritenermi soddisfatta di aver scelto di intraprendere questo percorso e spero che un giorno potremmo vedere i frutti di queste nostre riflessioni messe realmente in atto.

Marianna

Vorrei per prima cosa ringraziare Isabella, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato a questo corso, grazie al quale ho riscoperto un amore che mi porto dietro da anni, quello per il teatro e la drammaturgia. Ho imparato tanto da ognuno, ho preso appunti, ragionato, messo in pratica i suggerimenti che mi sono stati dati e approfondito tante tematiche diverse, oltre che l’interessantissima figura di Adriano Olivetti.  Mi auguro quindi che questo non sia un addio ma un arrivederci: è stata una bellissima esperienza e sono grata di poter portare via con me una cassetta degli attrezzi che ho creato pian piano durante gli incontri, con tanti spunti interessanti al suo interno. 

Lucia 

Spesso le giovani generazioni, immerse nella tecnologia fin dalla nascita e abituate agli odierni stili di vita, fanno fatica a concepire come dietro al progresso, alle innovazioni, allo sviluppo, ma soprattutto alla mentalità attuali, ci siano i sogni, i progetti e le opere di persone a noi distanti nel tempo e vissute in contesti sociali e culturali considerati ingenuamente arretrati. Grandi personaggi con ideali innovatori, in contrasto con la loro epoca, poiché precursori, avanguardisti, proiettati in un’ottica futura. In altre parole, moderni.Il laboratorio che ho affrontato durante questi mesi, incentrato sulla figura di Adriano Olivetti, mi ha permesso di conoscere come il rivoluzionario imprenditore di Ivrea fosse una di queste persone. Attraverso i vari incontri con la piccola “comunità” che si è venuta a creare, ho potuto scoprire come più di ottant’anni fa Olivetti si ergesse a faro di luce proiettata sul futuro, oltre la mentalità, le convenzioni e le norme del tempo, apportando innovazione tecnologica, culturale e soprattutto sociale, come l’abbattimento di schemi preconcetti come la comune concezione del lavoro, appiattita su schemi alienanti per l’individuo, l’impossibilità per le donne di unire carriera lavorativa e prospettive materne, la considerazione dei lavoratori come puri strumenti di produzione e non, invece, persone con una vita, esigenze e sentimenti. Una visione rivoluzionaria e una sensibilità che oggi, in un mondo sempre più votato al mero profitto, passando sopra tutto e tutti, sembrano più che mai preziosi insegnamenti da seguire per realizzare la tanto agognata visione di un mondo in cui i diritti, le esigenze e la felicità di tutti possano finalmente concretizzarsi ed essere pienamente rispettati. 

Andrea

«Non è il teatro che è necessario, ma assolutamente qualcos’altro. Superare le frontiere tra me e te: arrivare ad incontrarti per non perderti più tra la folla, né tra le parole, né tra le dichiarazioni, né tra idee graziosamente precisate, rinunciare alla paura ed alla vergogna alle quali mi costringono i tuoi occhi… appena gli sono accessibile tutto intero. Non nascondermi più, essere quello che sono. Almeno qualche minuto, dieci minuti, venti minuti, un’ora. Trovare un luogo dove tale essere in comune sia possibile…» Jerzy Grotowski

Roberto 

Car* tutt*
il nostro laboratorio è giunto alla conclusione e vi scrivo anche io delle impressioni.
All’inizio l’intento mi era sembrato molto ambizioso e in effetti, tenuto conto che quasi la totalità
di voi conosceva poco o niente di Olivetti, lo era!
Ma come vi accennavo, dopo i mattoncini (rossi) messi pian piano uno dopo l’altro – prima la storia
e la vita di Adriano insieme alle riflessioni sul suo e sul nostro tempo, poi il dialogo continuo con le
sue intuizioni e le nostre problematiche odierne, e contemporaneamente il nostro allenamento
percettivo e creativo, i fili sottili e inconsci che hanno legato la nostra immaginazione alle prime
idee drammaturgiche e alle parole di figure storiche o dei vostri personaggi, hanno contribuito a
creare già un mondo che potrebbe essere preludio a costruzioni drammaturgiche future.
Il vostro apporto e il vostro punto di vista, di ognuno di voi con tutte le vostre differenti
personalità, sono stati determinanti per lo sviluppo del lavoro: siamo riusciti davvero a creare un
team, nonostante il medium on line abbia reso un po’ più complessi gli scambi, il training e il
lavoro d’insieme.
Adesso ci troviamo con dei cassetti molto ricchi e interessanti.
Conserviamoli e accudiamoli e magari continuiamo a riempirli di pensieri, intuizioni e spunti per
immaginare di proseguire un lavoro insieme ma anche per intrecciarli alla vostra vita e ai vostri
impegni professionali.
Non dimenticatevi di queste vostre scoperte, fate in modo che provochino domande all’interno
delle vostre istituzioni lavorative e di studio perché gli spunti che il pensiero di Adriano ci ha dato
sono preziosi per i cambiamenti che tutti auspichiamo.
Intanto spero si creeranno le condizioni per approfondire nel migliore dei modi il percorso
produttivo di Rovine Circolari e di portarvi con me, se vorrete, in questo viaggio.
Grazie

Isabella

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