Selezioni Servizio Civile Regionale 2021 – Graduatoria

A seguito dei colloqui avvenuti in data 4 novembre 2021, i/le candidati/e al progetto di Servizio Civile Regionale 2021 “ContaminArti 2.0” presso la sede del Consorzio Marche Spettacolo sono state valutati/e come riportato nella seguente graduatoria:

Codice candidatoNomeCognomePunteggio CVPunteggio colloquioPunteggio TotaleStato
1084315FrancescoMonti21/4060/6081/100IDONEO SELEZIONATO
1084505AlessiaGiardini10/4055/6065/100IDONEO SELEZIONATO
1084317FedericaVerganiASSENTE

Con la presente si comunica dunque la selezione dei/lle candidati/e Francesco Monti e Alessia Giardini, risultati/e idonei/e a ricoprire il ruolo di operatore volontario di servizio civile presso le nostre sedi.

Si invitano i/le candidati/e selezionati/e a procedere alla stipula del “Patto di Servizio personalizzato” presso uno dei Centri per l’impiego del territorio marchigiano, individuando la Misura 6: servizio civile, entro il 29 novembre.

Colloqui Servizio Civile Regionale 2021

I candidati al nuovo progetto “ContaminArti 2.0” di Consorzio Marche Spettacolo per il servizio civile regionale “Nuova Garanzia Giovani” sono convocati il 4 novembre 2021 alle ore 10:30 presso il Palazzo delle Marche (Piazza Cavour, 23 – Ancona), sede dell’ente, per sostenere i colloqui finalizzati alla selezione dei futuri operatori volontari.

Maggiori informazioni saranno comunicate all’indirizzo email fornito al momento della domanda.

CONTAMINARTI 2.0: il nostro nuovo progetto di Servizio Civile Regionale. Presenta la tua candidatura!

Vivi un’esperienza di servizio civile nel mondo della cultura, delle arti e dello spettacolo dal vivo!

Accoglieremo n. 4 operatori volontari (3 per Consorzio Marche Spettacolo, 1 per Sineglossa) da avviare al servizio nel prossimo dicembre 2021 nell’ambito dei progetti d’intervento di servizio civile “Nuova Garanzia Giovani”.

Agli operatori volontari in servizio civile spetta un assegno mensile di 439,50 euro lordi.

Il Bando è rivolto ai giovani NEET (Not in Employment, Education or Training) che hanno aderito alla nuova Garanzia Giovani (Iniziativa per l’Occupazione Giovanile – IOG) attraverso il sito dedicato: www.garanziagiovani.anpal.gov.it o presso i CPI della Regione Marche (www.regione.marche.it/Entra-in-Regione/Centri-Impiego/Contatti-Sedi-Orari), residenti o domiciliati nelle regioni italiane e nella Provincia Autonoma di Trento, in possesso dei requisiti previsti all’articolo 4, elencati all’interno del bando.

In aggiunta ai requisiti sopracitati, il candidato dovrà essere automunito e in possesso della patente di guida, e possedere e saper utilizzare pc portatile e smartphone, così da poter prendere parte alle attività del progetto ContaminArti 2.0 attivamente.

IL PROGETTO

L’obiettivo principale del progetto ContaminArti 2.0 è quello di potenziare sviluppare la categoria sociale e culturale di “pubblico” (audience), esplorando aspetti e connessioni inusuali o poco approfondite, formando al tempo stesso figure professionali in grado di padroneggiare strumenti di management strategico per la gestione del pubblico, delle attività promozionali e comunicative connesse al mondo dello spettacolo dal vivo e per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.

L’obiettivo verrà perseguito attraverso un anno di servizio civile durante il quale gli operatori volontari potranno misurarsi e confrontarsi con le attività e le azioni che i tre enti creatori del progetto abitualmente realizzano e sviluppano.

ATTENZIONE: per presentare domanda di servizio civile presso Consorzio Marche Spettacolo e Sineglossa si dovrà far riferimento al progetto Contaminarti 2.0 (codice progetto 1068417, ente accoglienza Consorzio Marche Spettacolo SU00386A08) e selezionare:

SEDE DI ATTUAZIONE

  • per Consorzio Marche Spettacolo codice GG2021036 denominazione sede CONSORZIO MARCHE SPETTACOLO – PALAZZO DELLE MARCHE
  • per Sineglossa codice GG2021038 denominazione sede SINEGLOSSA

Le candidature dovranno essere presentate entro e non oltre il 25/10/2021.

IL CONSORZIO MARCHE SPETTACOLO

Il Consorzio Marche Spettacolo (CMS) accoglierà 3 operatori volontari da inserire in ambito del progetto ContaminArti 2.0, un’esperienza di servizio civile di un anno, durante il quale gli operatori volontari potranno misurarsi e confrontarsi con le attività e le azioni che il Consorzio Marche Spettacolo abitualmente realizza e sviluppa.

Leggi di più sul CMS

✨ Di cosa ti occuperai durante il periodo di servizio civile presso il Consorzio Marche Spettacolo? E come potrà esserti utile per il futuro?
Scoprilo a questo link 👉 https://youtu.be/_Dz0DYxvpuk

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SCOPRI COME CANDIDARTI:

Bando Servizio Civile Regionale

Progetto ContaminArti 2.0

Sintesi Bando e contatti

Selezioni Servizio Civile Regionale 2021 – Graduatoria

A seguito dei colloqui avvenuti in data 3 agosto 2021, le candidate al progetto di Servizio Civile Regionale 2021 “ContaminArti 2.0” presso la sede del Consorzio Marche Spettacolo sono state valutate come riportato nella seguente graduatoria:

Codice candidatoNomeCognomePunteggio CVPunteggio colloquioPunteggio TotaleStato
1083261LindaGili18.5/4050/6068.5/100IDONEO SELEZIONATO
1082661LauraGirini21.5/4049/6070.5/100IDONEO SELEZIONATO
1081606Alba ChiaraBrunori6.22/4015/6021.22/100NON IDONEO

Con la presente si comunica dunque la selezione delle candidate Linda Gili e Laura Girini, risultate idonee a ricoprire il ruolo di operatrici volontarie di servizio civile presso le nostre sedi.

Si invitano le candidate selezionate a procedere alla stipula del “Patto di Servizio personalizzato” presso uno dei Centri per l’impiego del territorio marchigiano, individuando la Misura 6: servizio civile, entro il 30 agosto.

Colloqui Servizio Civile Regionale 2021

I candidati al nuovo progetto “ContaminArti 2.0” di Consorzio Marche Spettacolo per il servizio civile regionale “Nuova Garanzia Giovani” sono convocati il 3 agosto 2021 alle ore 10 presso il Palazzo delle Marche (Piazza Cavour, 23 – Ancona), sede dell’ente, per sostenere i colloqui finalizzati alla selezione dei futuri operatori volontari.

Maggiori informazioni saranno comunicate all’indirizzo email fornito al momento della domanda.

CONTAMINARTI 2.0: il nostro nuovo progetto di Servizio Civile Regionale. Presenta la tua candidatura!

Vivi un’esperienza di servizio civile nel mondo della cultura, delle arti e dello spettacolo dal vivo!

Siamo alla ricerca di n. 9 operatori volontari (4 per Consorzio Marche Spettacolo, 3 per Sineglossa, 2 per AMAT) da avviare al servizio nel prossimo settembre 2021 nell’ambito dei progetti d’intervento di servizio civile “Nuova Garanzia Giovani”.

Agli operatori volontari in servizio civile spetta un assegno mensile di 439,50 euro lordi.

Il Bando è rivolto ai giovani NEET (Not in Employment, Education or Training) che hanno aderito alla nuova Garanzia Giovani (Iniziativa per l’Occupazione Giovanile – IOG) attraverso il sito dedicato: www.garanziagiovani.anpal.gov.it o presso i CPI della Regione Marche (www.regione.marche.it/Entra-in-Regione/Centri-Impiego/Contatti-Sedi-Orari), residenti o domiciliati nelle regioni italiane e nella Provincia Autonoma di Trento, in possesso dei requisiti previsti all’articolo 4, elencati all’interno del bando.

In aggiunta ai requisiti sopracitati, il candidato dovrà essere automunito e in possesso della patente di guida, e possedere e saper utilizzare pc portatile e smartphone, così da poter prendere parte alle attività del progetto ContaminArti 2.0 attivamente.

Il progetto

L’obiettivo principale del progetto ContaminArti 2.0 è quello di potenziare e sviluppare la categoria sociale e culturale di “pubblico” (audience), esplorando aspetti e connessioni inusuali o poco approfondite, formando al tempo stesso figure professionali in grado di padroneggiare strumenti di management strategico per la gestione del pubblico, delle attività promozionali e comunicative connesse al mondo dello spettacolo dal vivo e per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.

L’obiettivo verrà perseguito attraverso un anno di servizio civile durante il quale gli operatori volontari potranno misurarsi e confrontarsi con le attività e le azioni che i tre enti creatori del progetto abitualmente realizzano e sviluppano.

il consorzio marche spettacolo

Il Consorzio Marche Spettacolo (CMS) accoglierà 4 operatori volontari da inserire in ambito del progetto ContaminArti 2.0, un’esperienza di servizio civile di un anno, durante il quale gli operatori volontari potranno misurarsi e confrontarsi con le attività e le azioni che il Consorzio Marche Spettacolo abitualmente realizza e sviluppa.

Leggi di più sul CMS

ATTENZIONE: per presentare domanda di servizio civile presso il Consorzio Marche Spettacolo si dovrà far riferimento al progetto Contaminarti 2.0 (codice progetto 1068417, ente accoglienza Consorzio Marche Spettacolo SU00386A08) e selezionare:

SEDE DI ATTUAZIONE

  • codice GG2021036 denominazione sede CONSORZIO MARCHE SPETTACOLO – PALAZZO DELLE MARCHE

Le candidature dovranno essere presentate entro e non oltre il 14/07/2021.

SCOPRI COME CANDIDARTI:

Bando Servizio Civile Regionale

Progetto ContaminArti 2.0

Sintesi Bando e contatti

Olivetti e le nuove generazioni: ecco come è andato il progetto a cura di Rovine Circolari per Refresh!

In quest’anno particolare, dove tra mille difficoltà ognuno ha cercato di mantenere una propria normalità, il Consorzio Marche Spettacolo ha portato avanti uno dei suoi numerosi progetti, “Refresh! – Lo spettacolo delle Marche per le nuove generazioni”, un macroprogetto che, sostenuto dalla Regione Marche, si rivolge alle giovani generazioni di artisti e spettatori per formarli e coinvolgerli nella partecipazione e fruizione dello spettacolo dal vivo. 

REFRESH! ha visto l’attivazione di numerosi progetti che, a seguito dei recenti eventi, sono stati riformulati in momenti di incontro e visione degli spettacoli il tutto rigorosamente in digitale; e tra questi progetti, noi abbiamo deciso di partecipare a uno in particolare: “Community. Olivetti e le sfide del contemporaneo”, curato da Isabella Carloni, dell’Associazione Rovine Circolari, e in partenariato con Associazione La Casa di Asterione e Associazione Adriatico Mediterraneo.

Community Lab è un laboratorio di drammaturgia, che nasce come progetto di creazione di una comunità d’interesse attorno all’idea di una nuova idea di sviluppo ispirata ad Olivetti e che costituisce il primo step di un percorso teatrale. La situazione emergenziale ha trasformato la comunità partecipante al laboratorio come una vera comunità virtuale, con inevitabili restrizioni ma anche con interessanti sviluppi metodologici.

Il gruppo che si è formato era costituito da ragazzi provenienti dai più disparati campi del sapere, chiamati a confrontarsi, attraverso la drammaturgia sulla figura di Adriano Olivetti, l’imprenditore di Ivrea che, con i suoi pensieri e i suoi modi di gestire un’azienda, si è posto sicuramente come un unicum sulla scena italiana a lui contemporanea.


Il laboratorio si è svolto nel corso di due mesi (da metà ottobre a metà dicembre) in modalità online, con incontri settimanali sulla piattaforma Zoom. Nel corso degli incontri abbiamo affrontato sia momenti di pratica teatrale sia momenti più teorici. I momenti di pratica prevedevano un training percettivo-sensoriale con esercizi pratici durante i quali, noi ragazzi, guidati da Isabella, coadiuvata a volte da Roberto della Casa di Asterione, abbiamo allenato la nostra immaginazione creando delle brevi storie, lettere, aneddoti, piccole messe in scena partendo da alcuni spunti visivi: una buccia d’arancia, una macchia sul muro, una carta accartocciata. La nostra creatività prendeva vita non solo dalle nostre esperienze e dalla nostra memoria personale ma anche dalla conoscenza sviluppata nei momenti più teorici a partire da materiali saggistici, letterari e visivi su Olivetti, durante i quali Isabella ci ha raccontato la figura di questo imprenditore sui generis, con le sue avventure e disavventure, i suoi sogni, i suoi amori e la sua sensibilità sicuramente al di fuori del suo tempo.

Lentamente abbiamo anche iniziato a immaginare Adriano, il suo mondo, la sua fabbrica e tutti i personaggi che potevano abitarla. E così, dopo settimane di esercizi divertenti e impegnativi, siamo finalmente passati negli ultimi incontri alla fase più propriamente drammaturgica, dove ci siamo cimentati nella scrittura di piccoli dialoghi e scene con protagonista proprio il mondo di Ivrea e tutti i suoi personaggi, Adriano e i suoi operai.

Siamo venuti man mano a mettere a fuoco l’idea per una possibile messa in scena di un’opera incentrata su Adriano. Ognuno di noi ha proposto una chiave di lettura diversa, a riprova che, nel mondo del teatro le interpretazioni di uno stesso oggetto sono sempre molteplici e tutte hanno il proprio valore. Ed è questo il bello, no? La pluralità delle cose, delle emozioni che uno stesso soggetto può suscitare.

Quindi, a conclusione di questi mesi di lavoro, personalmente ci possiamo ritenere soddisfatte del percorso intrapreso, in primo luogo perché ci ha avvicinato a un mondo, quello della drammaturgia teatrale, che mai avevamo conosciuto così a fondo e, se pur limitata dai mezzi, l’ha fatto in un modo originale e divertente. E, inoltre, ci ha incuriosito conoscere la storia di Adriano e della sua azienda e vedere i numerosi percorsi che ognuno di noi ha immaginato per poterla raccontare.

Isabella ci ha ribadito più volte che questo momento di condivisone è stato solo la prima tappa di un percorso e noi speriamo, a questo punto, che il percorso si possa concludere con una realizzazione di questo progetto perché, forse oggi più che mai, Adriano Olivetti ha ancora tanto da raccontarci e noi abbiamo tanto da imparare da lui.

Questo laboratorio, per quanto incentrato sulla figura di Adriano Olivetti, ci ha fornito le linee guida per affrontare un qualsiasi processo creativo: abbiamo imparato l’importanza di saper immaginare mondi sconosciuti dietro la banalità degli oggetti che ci circondano e che per dare spazio alla creatività non bisogna aver paura dell’illogico. Ma al centro di tutto c’è stato lo scambio umano fra noi ragazzi, ognuno con una sensibilità e una formazione diversa dagli altri. Ad ogni incontro abbiamo imparato a conoscerci attraverso la figura di Adriano e ci siamo in qualche modo ispirati a vicenda creando così quella comunità che è diventata la chiave di lettura di tutto il percorso fatto. 

Un altro aspetto fondamentale di questo progetto è stato, infine, la necessità emersa in corso d’opera di portare la storia della Olivetti a confronto con la nostra contemporaneità. Un racconto deve saper trasportare in un’altra dimensione ma deve anche saper incalzare una riflessione costruttiva sui valori e disvalori della realtà attuale e questo è il pregio del teatro: sviluppare uno spirito critico sul presente anche quando ti sembra solo una parentesi onirica. 

Fancobolli emessi per celebrare i 60 anni dalla
morte di Adriano e i 70 anni dall’uscita della famosa Lettera 22.

Ecco le impressioni di chi ha partecipato:

Parto col dire che ero molto scettica. Pensavo che in 8 lezioni non avremmo potuto fare molto più di una ricerca superficiale sulla vita di Olivetti e sulle sue idee. È stato invece molto interessante vedere come da un minuscolo spunto reale, di vita “vera”, si possa partire e costruirci attorno un mondo drammaturgico e quindi teatrale. Vedevo la scrittura drammaturgica come una serie di procedimenti troppo complicati, che avrebbero richiesto competenze e conoscenze al di sopra delle mie. Quello che invece è evidente, è che è sempre possibile partire da piccolissimi mattoni per iniziare a costruire una casa, un quartiere, una “comunità”. Abbiamo provato a fare come Olivetti, a pensare in grande, partendo da idee semplici e chiare, volgendoci “al futuro” (direi che è un ottimo modo per superare il 2020).
Grazie a tutti 
.

Alessandra C.

Nonostante sia stato tutto online purtroppo, mi mancherà questo appuntamento settimanale perché, inaspettatamente, questo laboratorio mi ha dato tanto. Mi ha innanzitutto fatto conoscere nuove persone, ed è sempre bello (olivettianamente parlando, abbiamo creato una comunità); e poi, mi ha fatto avvicinare a un mondo, quello della drammaturgia teatrale, che mi è sempre sembrato lontanissimo e invece, queste settimane, mi hanno dimostrato che pazienza, impegno, interesse e anche tanta fantasia permettono a tutti di diventare dramaturg! E poi, cosa non scontata, mi ha fatto conoscere una figura brillante e meravigliosa come Adriano Olivetti, un unicum nel panorama a lui contemporaneo (e forse anche moderno).Quindi non posso che ritenermi soddisfatta di aver scelto di intraprendere questo percorso e spero che un giorno potremmo vedere i frutti di queste nostre riflessioni messe realmente in atto.

Marianna

Vorrei per prima cosa ringraziare Isabella, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato a questo corso, grazie al quale ho riscoperto un amore che mi porto dietro da anni, quello per il teatro e la drammaturgia. Ho imparato tanto da ognuno, ho preso appunti, ragionato, messo in pratica i suggerimenti che mi sono stati dati e approfondito tante tematiche diverse, oltre che l’interessantissima figura di Adriano Olivetti.  Mi auguro quindi che questo non sia un addio ma un arrivederci: è stata una bellissima esperienza e sono grata di poter portare via con me una cassetta degli attrezzi che ho creato pian piano durante gli incontri, con tanti spunti interessanti al suo interno. 

Lucia 

Spesso le giovani generazioni, immerse nella tecnologia fin dalla nascita e abituate agli odierni stili di vita, fanno fatica a concepire come dietro al progresso, alle innovazioni, allo sviluppo, ma soprattutto alla mentalità attuali, ci siano i sogni, i progetti e le opere di persone a noi distanti nel tempo e vissute in contesti sociali e culturali considerati ingenuamente arretrati. Grandi personaggi con ideali innovatori, in contrasto con la loro epoca, poiché precursori, avanguardisti, proiettati in un’ottica futura. In altre parole, moderni.Il laboratorio che ho affrontato durante questi mesi, incentrato sulla figura di Adriano Olivetti, mi ha permesso di conoscere come il rivoluzionario imprenditore di Ivrea fosse una di queste persone. Attraverso i vari incontri con la piccola “comunità” che si è venuta a creare, ho potuto scoprire come più di ottant’anni fa Olivetti si ergesse a faro di luce proiettata sul futuro, oltre la mentalità, le convenzioni e le norme del tempo, apportando innovazione tecnologica, culturale e soprattutto sociale, come l’abbattimento di schemi preconcetti come la comune concezione del lavoro, appiattita su schemi alienanti per l’individuo, l’impossibilità per le donne di unire carriera lavorativa e prospettive materne, la considerazione dei lavoratori come puri strumenti di produzione e non, invece, persone con una vita, esigenze e sentimenti. Una visione rivoluzionaria e una sensibilità che oggi, in un mondo sempre più votato al mero profitto, passando sopra tutto e tutti, sembrano più che mai preziosi insegnamenti da seguire per realizzare la tanto agognata visione di un mondo in cui i diritti, le esigenze e la felicità di tutti possano finalmente concretizzarsi ed essere pienamente rispettati. 

Andrea

«Non è il teatro che è necessario, ma assolutamente qualcos’altro. Superare le frontiere tra me e te: arrivare ad incontrarti per non perderti più tra la folla, né tra le parole, né tra le dichiarazioni, né tra idee graziosamente precisate, rinunciare alla paura ed alla vergogna alle quali mi costringono i tuoi occhi… appena gli sono accessibile tutto intero. Non nascondermi più, essere quello che sono. Almeno qualche minuto, dieci minuti, venti minuti, un’ora. Trovare un luogo dove tale essere in comune sia possibile…» Jerzy Grotowski

Roberto 

Car* tutt*
il nostro laboratorio è giunto alla conclusione e vi scrivo anche io delle impressioni.
All’inizio l’intento mi era sembrato molto ambizioso e in effetti, tenuto conto che quasi la totalità
di voi conosceva poco o niente di Olivetti, lo era!
Ma come vi accennavo, dopo i mattoncini (rossi) messi pian piano uno dopo l’altro – prima la storia
e la vita di Adriano insieme alle riflessioni sul suo e sul nostro tempo, poi il dialogo continuo con le
sue intuizioni e le nostre problematiche odierne, e contemporaneamente il nostro allenamento
percettivo e creativo, i fili sottili e inconsci che hanno legato la nostra immaginazione alle prime
idee drammaturgiche e alle parole di figure storiche o dei vostri personaggi, hanno contribuito a
creare già un mondo che potrebbe essere preludio a costruzioni drammaturgiche future.
Il vostro apporto e il vostro punto di vista, di ognuno di voi con tutte le vostre differenti
personalità, sono stati determinanti per lo sviluppo del lavoro: siamo riusciti davvero a creare un
team, nonostante il medium on line abbia reso un po’ più complessi gli scambi, il training e il
lavoro d’insieme.
Adesso ci troviamo con dei cassetti molto ricchi e interessanti.
Conserviamoli e accudiamoli e magari continuiamo a riempirli di pensieri, intuizioni e spunti per
immaginare di proseguire un lavoro insieme ma anche per intrecciarli alla vostra vita e ai vostri
impegni professionali.
Non dimenticatevi di queste vostre scoperte, fate in modo che provochino domande all’interno
delle vostre istituzioni lavorative e di studio perché gli spunti che il pensiero di Adriano ci ha dato
sono preziosi per i cambiamenti che tutti auspichiamo.
Intanto spero si creeranno le condizioni per approfondire nel migliore dei modi il percorso
produttivo di Rovine Circolari e di portarvi con me, se vorrete, in questo viaggio.
Grazie

Isabella

Residenze digitali: un nuovo modo di creare spettacolo, al passo con i tempi.

Mercoledì 2 e domenica 6 dicembre abbiamo avuto l’occasione di assistere alle restituzioni delle due residenze online di AMAT, rispettivamente “Anatomies of Intelligence” e “Isadora. The TikTok dance project”. Entrambe rientrano nel progetto “Residenze Marche Spettacolo”, di cui il Consorzio Marche Spettacolo ha curato la promozione, e fanno parte del bando “Residenze Digitali”, un progetto del Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), in collaborazione con AMAT e Regione Marche, Anghiari Dance Hub, in partenariato con ATCL, Spazio Rossellini, e il tutoraggio delle studiose Anna Maria Monteverdi e Federica Patti. Nato durante il lockdown di marzo e aprile, “Residenze Digitali” ha interrogato la comunità artistica sullo sviluppo di lavori pensati per l’habitat digitale, sperimentando nuove forme di creazione e di fruizione del teatro e della danza, al fine di coinvolgere gli spettatori nel web. 

Ciò che caratterizza i lavori in questione non è solo la restituzione online dello spettacolo, ma anche il fatto che le residenze stesse siano avvenute online. 

Nel caso di “Anatomies of Intelligence”, tre studiosi di intelligenza artificiale provenienti da Italia (Filippo Rosati di Umanesimo Artificiale di Fano), Portogallo (Joana Chicau) e Stati Uniti (Jonathan Reus) hanno collaborato a distanza a un progetto che riunisse il digitale con la drammaturgia e lo spettacolo, la scienza con l’arte. Con “Isadora. The TikTok dance project”, invece, c’è stata una sinergia tra una danzatrice, Giselda Ranieri, e vari studiosi, tra cui Simone Pacini e la professoressa Federica Patti, che hanno voluto tentare di abitare un social da poco “esploso” come Tik Tok.

Due residenze e due esperimenti molto diversi, che hanno esplorato nuovi mezzi per fare teatro.

ANATOMIES OF INTELLIGENCE

Un connubio di mondi che si pensavano lontanissimi tra loro. Anatomies of Intelligence restituisce il quadro di un teatro anatomico, metafora tra il lavoro della macchina e l’anatomia umana. Questo progetto nasce da percorsi residenziali che gli artisti hanno svolto a Rotterdam, in un teatro circondato da libri di anatomia del 1600, e dalla ricerca sugli studi anatomici (soprattutto del XVII sec.), e digitali sulle macchine, per poi unirle in un dataset. Il lavoro è durato circa due anni ed è tuttora in fase di sviluppo.

L’esito a cui abbiamo assistito è un processo di clustering e catalogazione, in cui documenti di anatomia umana vengono raggruppati in cluster e associati a suoni e immagini. Il pubblico poteva agire con il dataset e creare la propria esperienza personale, scegliendo i pop up da aprire e, dunque, quali informazioni raccogliere. Tuttavia, l’azione del pubblico aveva solo carattere esplorativo e non poteva influenzare l’azione performativa.

Il progetto aveva come scopo quello di dare tangibilità al discorso dell’intelligenza artificiale: siccome il processo, nella realtà, avviene a velocità quasi impercettibili, gli artisti hanno deciso di estendere lo spazio, creando così una spettacolarizzazione del processo di livecoding. In totale, la performance è durata una mezz’ora circa, al termine della quale si è aperto un confronto sull’origine del progetto e le conseguenze del digitale nel teatro contemporaneo. Ciò che ci è rimasto impresso è stata la riflessione su come questo progetto riproponga l’anatomia attraverso algoritmi di intelligenza artificiale allo stesso modo in cui, durante l’Illuminismo, si cercava la conoscenza scientifica nei teatri anatomici, chiedendosi non solo “cosa” è la conoscenza” ma anche “chi” e “come” ha il diritto di divulgarla.

ISADORA. THE TIKTOK DANCE PROJECT

Il progetto è nato con l’obiettivo di avvicinare i giovanissimi al mondo dello spettacolo dal vivo, attraverso l’uso di uno dei social oggi più usati al mondo: TikTok. Questo obiettivo non è stato ancora raggiunto in pieno, ed è per questo che, anziché assistere ad una performance, il gruppo di lavoro ha condiviso con il numeroso pubblico “virtuale” un momento di narrazione dell’esperienza della residenza. Giselda Ranieri ha raccontato dei pregiudizi inizialmente avuti nell’avvicinarsi al social network TikTok, ma anche della forte curiosità di usare un palcoscenico virtuale. Non senza difficoltà, la performance è riuscita a dialogare con la comunità di TikTok, che ha risposto alle sfide da lei lanciate attraverso brevi video di duetti, in cui utilizza modalità coreografiche come il rhythm and stop, lo slow motion e il fast forward. 

Ironia e freschezza: è l’approccio che accomuna Giselda Ranieri a Isadora Duncan, danzatrice rivoluzionaria di inizio ‘900, ed è anche l’approccio che caratterizza la piattaforma TikTok, che stimola la “creatività smart”, caratteristica questa, che non lo rende il luogo più adatto alla complessità. 

Nell’ambito della presentazione della residenza, sono state poi analizzate le ragioni della difficoltà nel raggiungere l’obiettivo prefissato, e sono stati individuati in: contenuti, che devono essere semplici, brevi, incisivi; età, in quanto TikTok ha generalmente un pubblico sotto i 24 anni, mentre lo spettacolo dal vivo ha solitamente un pubblico di età più alta; budget e tempi della residenza, i quali potrebbero non essere stati sufficienti per raggiungere completamente l’obiettivo iniziale. Nonostante questo, tra la pagina su TikTok e quella su facebook, sono stati raggiunti dei buoni risultati. Quindi, per rispondere all’iniziale provocazione di Giselda “È possibile danzare con la faccia?” pensiamo di poter rispondere che sì, lo è!

Marianna Scognamiglio
Ilaria Ciaroni

Chiusura dei teatri: cosa ne pensiamo

I teatri sono chiusi ormai da settimane. La notizia di questa nuova chiusura, per quanto attesa, ha creato grande scompiglio nel settore e molte voci si sono alzate per protestare contro una decisione ritenuta arbitraria e discriminatoria. Il tema è complesso, si può reclamare il diritto alla giustizia sociale (perché a bar e ristoranti è stato concesso un margine di attività e ai luoghi di spettacolo no?) e alla rivalutazione di un’attività che, per la sua immaterialità viene considerata non essenziale, e che pure ricopre un insostituibile ruolo emozionale e sociale nella vita delle persone. Andare a teatro è forse una delle più grandi manifestazioni di libertà, perché implica una scelta attiva e una dose massiccia di curiosità e la situazione in cui ci troviamo ci costringe a guardare a quello che la chiusura dei teatri ha tolto al nostro quotidiano. In occasione della giornata mondiale dello spettatore che si è tenuta lo scorso 21 novembre, abbiamo voluto rovesciare le parti ed esprimere le nostre opinioni, in qualità di spettatori, su cosa ha significato dover rinunciare allo spettacolo dal vivo.

“Apprendere della chiusura è stato uno shock, forse perché il teatro è sempre stato un luogo sicuro – e i dati di vari report lo hanno dimostrato, ricordando come, in tutta l’estate, soltanto una persona si sia contagiata a teatro su oltre 340.000 spettatori. Oppure semplicemente perché, in un settore dove già le norme di sicurezza sono state applicate con rigore massimo (mascherina sempre posta, distanziamento sociale, igienizzazione puntuale), era impensabile un’azione del genere. Certo, i teatri di tutta Italia si stanno comunque riattivando per continuare a proporre spettacoli e serate in streaming ma non è la stessa cosa secondo me. Abbiamo bisogno dei teatri perché sono uno dei pochi baluardi di resistenza della cultura, perché sono i nostri momenti di fuga da una realtà che sta diventando sempre più caotica. La salute è importantissima, su questo nessuno discute. Però anche la cultura ha la sua importanza nella nostra società. Come momento di riflessione, come momento di svago. Il teatro è stato chiuso, ma lo stadio viene lasciato aperto. Perché?”

Marianna

“Uno spettacolo non è mai solo uno spettacolo. C’è tutta una fase precedente che implica la ricerca, la scoperta, la prenotazione e l’attesa… tutto sommato, al di là del piacere di entrare in un teatro ed assistere ad un evento, la cosa che più mi manca è la progettazione che precede quel momento, il “non vedo l’ora” che è stato completamente eradicato dal nostro vivere quotidiano se non per dire “non vedo l’ora che questa pandemia finisca”. Ormai i nostri pensieri sono tutti rivolti lì e perciò, al di là delle difficoltà di chi nel settore dello spettacolo ci lavora e ci deve tirare a campare, per me che sono solo una spettatrice questa è solo un’attesa più lunga, molto più lunga e decisamente malinconica. Per me andare a teatro ha sempre significato trovare stimoli per la fantasia e temo che il rischio di questo immobilismo, il non avere più uno spazio dedicato al vedere cose altre, sia proprio un graduale intorpidimento dell’immaginazione. Per questo è importante trovare nuove soluzioni, e sono contenta che piano piano ci si stia muovendo in una direzione di ricerca di modelli alternativi per fare spettacolo. Non vedo l’ora di vedere le proposte che verranno prodotte grazie al nuovo bando regionale!”  

Alessandra

Foto: Cyrus Crossan

“Devo ammetterlo: ho frequentato ben poco il teatro prima di iniziare il mio servizio civile al Consorzio Marche Spettacolo. Ora mi chiedo il perché. Probabilmente per vari motivi, ma primo fra tutti “il non sapere” e la lontananza del teatro dalla mia vita quotidiana. Ho sempre amato la cultura, ma fino ad ora l’avevo solo esplorata in altre forme, come il cinema, la lettura, i viaggi e i musei. Prima, il teatro era per me un luogo remoto, che non riuscivo a capire a fondo. Eppure è bastato un attimo, per capirlo: sentire le note della FORM quel 4 febbraio al Teatro Rossini, che diretta dal grande Ezio Bosso intonava Mozart, Strauss e Beethoven. E capii. La magia avviene nell’attimo in cui la luce è soffusa e la musica si diffonde abbracciata dal velluto rosso. Non c’era nulla da capire, ma improvvisamente mi era tutto chiaro: il teatro è un’esperienza intima, privata ma condivisa, in cui ti senti parte di una comunità che è presente e altrove allo stesso tempo, che ascolta e vede in presenza ma viaggia lontanissimo. Ora, questa lontananza forzata ci crea confusione, perché ci sentiamo privati del luogo in cui avviene quella magia attiva. Sono a favore della digitalizzazione degli spettacoli: ora che stare a casa non è più sinonimo di svago, tutti devono avere la possibilità di accedere a ciò che amano, anche da lontano. Sono anche favorevole a pagare lo stesso prezzo per lo stesso spettacolo, non solo perché so che gli artisti sapranno trasportarmi allo stesso modo, ma anche perché voglio che, alla riapertura, tornino ancora lì, nella loro casa, ad esercitare quella loro passione capace di catturare e convertire, salvaguardando la cultura.”

Ilaria

“L’attesa dell’ingresso in teatro, il buio prima dell’esplosione di colori e di emozioni, la pelle d’oca, la musica che ti fa mancare l’aria come quando si atterra in aereo e le farfalle nello stomaco come quando vedi la persona che ami. Tutto questo manca da ormai troppo tempo e più manca più si diventa anoressici spiritualmente, più manca e più la vita diventa insipida, perché sì, è vero, l’arte non è essenziale, come non si muore per amore non si può morire per il silenzio, ma quanto è triste e insapore vivere così.
Oggi un intero settore ha dovuto reinventarsi attraverso i moderni mezzi di comunicazione, ma al di là degli innumerevoli sforzi questo contatto indiretto non riesce a ricucire il filo che unisce chi l’arte la crea e lo spettatore, filo che si è ormai spezzato da tempo. Nel mezzo resta un tentativo disperato di contatto che lascia solo un senso di amarezza per un’esperienza parziale.”

Marco

L’arte può essere per tutti? Tre idee per dire di sì

Alcune settimane fa, sulla scia di un corso di formazione in marketing culturale che stavamo concludendo, noi ragazzi del servizio civile ci siamo ritrovati a discutere di una questione piuttosto delicata. Prendendo ad esempio una ipotetica mostra di arte contemporanea ci siamo chiesti quali fossero i linguaggi e i canali più adatti per promuovere un evento generalmente percepito come ostico da chi non è interno al settore e a cosa sia dovuta l’aura di inaccessibilità che circonda alcune offerte culturali. Queste sono ovviamente domande complesse a cui è possibile azzardare una risposta solo a seguito di studi e ricerche approfondite e specifiche; ma per ora il nostro intento è solo quello di modellare uno spunto di riflessione da utilizzare per volgere l’attenzione ad un aspetto della cultura particolarmente complicato.

Al termine della nostra discussione siamo giunti alla conclusione che la necessità di individuare e segmentizzare un pubblico di riferimento e l’ideale di apertura sociale assoluta della cultura non sono necessariamente realtà incompatibili. Pur dovendo rispondere alle leggi del marketing con tutte le preoccupazioni metodologiche che ne conseguono, gli enti culturali ricoprono naturalmente una funzione sociale, poiché è all’interno di una comunità che operano, ed è ad una comunità che si rivolgono. Se quindi il fondamento ideologico di un ente culturale è quello di inserirsi nel tessuto sociale di un luogo per migliorare la qualità della vita delle persone che lo abitano, ne consegue che la promozione degli eventi deve prescindere dal fatto che per ogni spettacolo esista già un pubblico definito e a sé stante, o perlomeno, deve prefissarsi di valicare quei confini così da raggiungere un pubblico sempre più vario e ancor di più, formarlo ad accogliere le proprie offerte.

Di seguito voglio quindi riportare alcuni progetti di formazione e iniziative che, in modi diversi, sanno o hanno saputo creare spazi di confronto e di coinvolgimento attivo dedicati principalmente ad un pubblico adulto, perché è importante che le passioni o gli interessi possano essere scoperti ad ogni età.

Nella fase di indagine iniziale per questo articolo è così emerso che la nostra ipotetica mostra d’arte contemporanea non è poi così ipotetica. Dal 28 ottobre 2016 al 7 maggio 2017 è stato possibile visitare alla Mole Vanvitelliana una mostra che ha voluto proporre soluzioni creative per accorciare le distanze fra pubblico e arte contemporanea. Hecce Homo, patrocinata dal Comune di Ancona e dalla Fondazione Cariverona e curata da Flavio Arensi, è stata una mostra interamente dedicata alla scultura italiana dal dopoguerra al giorno d’oggi ma, ispirandosi a modelli di fruizione della cultura nordeuropei, non ha voluto essere una semplice e asettica esposizione di artefatti. La responsabile della comunicazione e promozione Annaclara Di Biase ha infatti ideato una serie di workshop e percorsi off mirati a coinvolgere un pubblico non esperto facendo sì che l’estraneità dei contenuti della mostra fosse mediata da elementi di familiarità prelevati dalla vita quotidiana. Così sono nate iniziative come le “Visite guidate alla pari” in cui persone più o meno note della città di Ancona si sono prestate al ruolo di guide museali; in questo modo è stato possibile smantellare la relazione asimmetrica fra visitatore e detentore del sapere e rendere l’esperienza della visita non solo maggiormente fruibile ma anche più piacevole. Ciò che infatti astiene la maggior parte del pubblico dal visitare una mostra d’arte è la consapevolezza implicita che “non fa per me”, ed è proprio questa mentalità radicata che la prof.ssa Di Biase ha cercato di intaccare e di smussare con i suoi interventi. Fra le guide scelte vi erano artigiani del centro storico e professionalità assolutamente estranee al mondo dell’arte come l’operaio, il marinaio, il sindacalista della Fincantieri, l’istruttore di palestra. Queste persone hanno tutte seguito una formazione teorica sui contenuti della mostra ma il loro compito è stato poi quello di reinterpretarli in modo originale, assecondando la propria soggettività e creando connessioni con i propri ambiti di competenza.

Visita guidata alla pari

Traferire concetti complessi nel linguaggio della quotidianità ha permesso di abbattere una prima barriera fra l’arte contemporanea e lo spettatore comune il quale, reso finalmente protagonista, si è sentito libero di “non capire tutto” e non per questo impossibilitato ad apprezzare le opere che gli venivano presentate. L’entusiasmo e l’impegno dimostrato da queste guide non convenzionali e la partecipazione numerosa del pubblico anconetano sono serviti a confermare che non esiste un linguaggio preferenziale per raccontare l’arte e che anzi, questa può e deve modellarsi alle esperienze e alla sensibilità di qualsiasi tipologia di pubblico.

D’altronde la freschezza dell’approccio di uno spettatore inesperto può veramente trasformarsi in una risorsa. Questa è la lezione che ci insegna il progetto “I Visionari” nato a Sansepolcro nel 2006, a cura di un gruppo di teatranti e portato avanti tuttora da Lucia Franchi e Luca Ricci, nel tentativo di reinventare un festival di teatro in crisi e di attrarre maggiore interesse da parte del pubblico. È stato così sviluppato il primo modello di “festival a direzione artistica condivisa” che ancora oggi riscuote enorme successo e che si è ormai esteso a diverse realtà italiane fino anche a dialogare con realtà europee simili.

Ma cosa sono I Visionari? Sono un gruppo di cittadini che, rispondendo ad un bando pubblico, ogni anno si riuniscono per selezionare gli spettacoli che andranno a comporre il programma del festival Kilowatt di Sansepolcro. Il fulcro di questo progetto è la volontà di dare spazio ai “non addetti ai lavori” della cultura, i quali accolgono il teatro nella loro quotidianità, riflettendo su tutto ciò che rende uno spettacolo migliore di un altro, litigando a volte per difendere le proprie preferenze, e soprattutto prendendo a cuore la responsabilità di portare valore nel loro paese attraverso il festival. Così la più profonda identità strutturale del festival viene reinventata, in quanto arriva ad affidarsi completamente alle capacità critiche e alle inclinazioni soggettive di un gruppo di amatori e profani dello spettacolo, che pure dimostrano ogni volta di saper riconoscere la qualità dei lavori che analizzano o quantomeno di percepirne lo spessore. Trattandosi di un progetto altamente sperimentale, soprattutto agli inizi, non tutte le scelte si sono sempre dimostrate vincenti, ma questo non sminuisce la ragion d’essere dei Visionari, poiché agli errori si sono spesso accompagnate intuizioni rivelatrici che non sarebbero state possibili altrimenti e che confermano come la comunicazione della cultura non debba chiudersi attorno a ideologie o linguaggi accademici e possa invece rinnovarsi affidandosi ad approcci meno istituzionali ma non per questo semplicistici.

I Visionari all’opera

Il progetto dei Visionari si è col tempo rivelato un mezzo non solo per scoprire o coltivare un interesse per la cultura ma anche per risvegliare un senso di appartenenza ad un gruppo, ad una comunità e soprattutto ad uno scopo per cui il contributo di ognuno è rilevante. Nella loro identità collettività, i Visionari sono reciprocamente attori e fruitori di un progetto di formazione culturale e civica.

Questa idea di collettività che si riunisce attorno alla cultura è un principio che ritroviamo anche alla base del progetto “Trentatré Trentini”, nato all’interno di Spazio Off, il quale offre ogni anno ad un pubblico di appassionati la possibilità di seguire collettivamente gli eventi di teatro e danza delle principali stagioni teatrali del Trentino e di affrontare in concomitanza degli incontri formativi con i professionisti del settore. Daniele Filosi, curatore del progetto, parlando dell’origine dei “Trentatré Trentini” ci fornisce in realtà la risposta al nostro dibattito iniziale. Si sofferma infatti sulla necessità di guardare allo spettacolo dal vivo con un’ottica che vada oltre l’idea di “prodotto culturale” da consumare per restituirgli la sua vitalità, insita nel concetto di condivisione e di crescita comunitaria. Per questo l’intento del progetto “Trentatré Trentini” è quello non solo di educare alla cultura del teatro e della danza attraverso un percorso di visione e di ascolto, ma di far sì che la cultura diventi un pretesto per recuperare una dimensione relazionale fra gli spettatori e renderli una comunità attiva, partecipante e critica.

Questi esempi, per quanto limitati da un punto di vista numerico, ci suggeriscono che davvero il pubblico della cultura è potenzialmente un pubblico universale, finché persiste la voglia di mettersi in gioco. Bisogna “solo” fare in modo che la cultura in sé si apra a linguaggi e iniziative inclusive, che permettano ad un pubblico non specialista di approcciarla senza pregiudizi e di goderne anche nelle sue forme più complesse.

Alessandra Pennesi