CARMEN: la libertà di scegliersi.

L’amour est l’enfant de Bohême / Il n’a jamais, jamais connu de loi / Si tu ne m’aimes pas, je t’aime / Si je t’aime, prends garde à toi!

È quello che canta Carmen in una delle arie più celebri della famosa opéra-comique, Carmen.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

La gitana Carmen è inarrestabile, spregiudicata e passionale; crede fermamente nella sua libertà individuale e in quella di tutti gli esseri umani, non si piega alla legge e, anzi, si può dire che è lei a piegare la legge a sé, fattispecie nelle persone di Zuniga ma soprattutto di Don Josè, uno dei due poli maschili che animeranno il triangolo amoroso basato su gelosia e passioni sul quale poggia l’intera opera.

L’altro polo maschile del triangolo lo si ritrova nella persona del torero Escamillo, anch’egli innamorato di Carmen e il quale suscita una profonda gelosia proprio in Don Josè che, a più riprese, prova a sfidarlo a duello per l’amore della bella e irriverente gitana.

Oltre a rappresentare i due poli maschili, Don Josè ed Escamillo rappresentano anche due personalità totalmente contrapposte: da una parte, infatti, troviamo Don Josè, l’uomo intimamente tormentato tra il suo desiderio – a tratti violento – di possedere Carmen e quello di rimanere fedele alle ultime preghiere di sua madre morente, alla sua posizione in polizia; dall’altra, invece, Escamillo, il toreador, libertino, simbolo di sfrenata libertà e leggerezza.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

I sentimenti mai fermi di Carmen la portano a oscillare tra i due uomini, arrivando a concedersi a entrambi, incurante degli avvertimenti delle carte che ne preannunciano la morte, della minaccia di vendetta dello stesso Don Josè e dell’avvertimento delle stesse amiche quando, ormai giunti all’ultimo atto dell’opera, la avvertono proprio della presenza dell’ex amante.

Carmen gli va incontro. Ed è un incontro che tiene lo spettatore con il fiato sospeso, che non gli permette un momento di distogliere l’attenzione dalla scena, perché, proprio mentre sullo sfondo tutto preannuncia il momento del trionfo di Escamillo, ecco che al centro della scena si consuma il momento più drammatico e più struggente dell’opera. In preda a un attacco di cieca violenza e follia, dopo che Carmen gli getta addosso l’anello simbolo del loro amore, Don Josè la pugnala, uccidendola, e consegnandosi poi ai gendarmi: «Vous pouvez m’arrêter. / C’est moi qui l’ai tuée!/ Ah! Carmen! ma Carmen adorée!».

Una storia all’insegna della libertà di amare e di essere, sempre moderna in questi temi che toccano le corde dello spettatore pur essendo andata in scena nella prima volta nel 1875. E la modernità viene ribadita, in questa rappresentazione, anche dalla produzione stessa dell’opera, per merito di Paul-Émile Fourny. Infatti, nella volontà del registra di proporre uno sguardo contemporaneo, originale, ma pur sempre rispettoso dell’opera, si può notare come già fin dalle prime scene questa emerga: l’opera si apre catapultando lo spettatore al centro di un’indagine poliziesca, con un delitto in un teatro a rubar la scena. E da qui, come in un flashback, si snoda la vicenda: i gitani e i contrabbandieri, personaggi tipici dell’opera originaria, vengono trasformati in una compagna teatrale che deve portare in scena proprio la Carmen di Bizet, intrecciando così realtà e fantasia.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

 «Ho voluto proporre una lettura più contemporanea ma rispettosa dell’opera, evitando la caricatura spagnola per meglio sviluppare la drammaturgia» – spiega Paul-Émile Fourny «L’idea è quella di una messa in scena vicina alle serie televisive poliziesche, e in particolare a quelle che si svolgono negli anni 50-60, perché Carmen è la storia di un crimine, in cui la protagonista è la vittima. Il mio sguardo è femminista, Carmen afferma le sue scelte di vita, sia professionali che personali; con un carattere forte, indurito, deve combattere per rivendicare il suo status di donna libera».

Carmen non è soltanto una contrabbandiera, una zingara, un’attrice o una vittima di un omicidio: Carmen è una donna che diventa il simbolo della fedeltà a se stessi e alle proprie passioni («Libre elle est née / et libre elle mourra!»), della tenace affermazione della propria indipendenza davanti i soprusi mascherati da amore.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

Questi messaggi, inoltre, vengono veicolati al massimo delle loro potenzialità anche grazie all’accompagnamento musicale di Beatrice Venezi, che, nonostante la sua giovanissima età, ha saputo dirigere l’Orchestra Rossini in modo impeccabile, meritandosi tutti gli applausi del pubblico.

La perfetta sinergia che si è creata sul palco tra la direttrice d’orchestra e la mezzosoprana Mireille Lebel, l’interprete di Carmen, è stata la chiave vincente per garantire una lettura modernamente femminista, forte, onesta che ha caratterizzato questa produzione di un classico del teatro lirico, pur nel rispetto della sua immensa grandezza.

PH: Binci – Fondazione Pergolesi Spontini

Si ringrazia Fondazione Rete Lirica Marche e il Teatro dell’Aquila di Fermo per l’ospitalità.

Marianna Scognamiglio

Uno sguardo su Pesaro Danza Focus Festival

Domenica 9 febbraio si è tenuta a Pesaro la rassegna Pesaro Danza Focus Festival. Quattro performance, ognuna incastonata in uno scenario diverso ed ognuna portavoce di un diverso modo di intendere la danza e lo studio del corpo.

Il primo appuntamento è nel salone nobile di Palazzo Gradari con Save the Last Dance for Me di Alessandro Sciarroni. Il vuoto al centro della sala viene subito colmato da un improvviso rimbombo che sembra voler invadere lo spazio dentro e fuori lo spettatore e accompagna l’ingresso dei due danzatori Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini. Come ragazzi innamorati si affacciano alla porta e camminano verso il centro, tenendosi per mano, con soffice eleganza, quasi con ingenuità. La loro danza è un rapido vorticare e roteare, si sente il frusciare delle scarpe sul pavimento mentre al suono iniziale si sovrappone un rombo crescente. Sciarroni vuole ridare vita ad una danza tipica della tradizione bolognese dei primi del ‘900, la polka chinata, ma si sbarazza dei ritmi tradizionali sostituendoli con i suoni della musica di Aurora Bauzà e Pere Jou. Suggestivo il contrasto fra le gestualità dei danzatori, che richiedono grande destrezza ed un importante sforzo fisico, e l’atmosfera onirica, quasi ipnotica evocata dalla musica. Le movenze della coppia racchiudono in sé gli elementi del femminile e del maschile. C’è forza nel loro girare vorticoso, aggrappati l’uno all’altro in un abbraccio che denota massima tensione muscolare, e c’è delicatezza nel loro reciproco inseguirsi ed accompagnarsi. Mentre si lasciano andare alla danza gli sguardi dei due danzatori si fanno meno seri, si staccano dal fissare un punto nel vuoto per incontrasi e sorridersi, e ci rivelano che il vero senso di questa performance è implicito nella sua natura giocosa.

È una sensazione così banale eppure così rinfrescante osservare due persone che sanno giocare con i propri corpi e si divertono. Mentre la musica si affievolisce si fa più forte il rumore dei loro respiri affannati. Escono, come erano entrati, con grande eleganza, mano nella mano.

Save the Last Dance for Me – Foto di Claudia Borgia e Chiara Bruschini

Il secondo spettacolo si svolge al Teatro Rossini. Si tratta di Metamorphosis di Virgilio Sieni. Il sipario si apre su uno scenario fiabesco. Strati di teli bianchi, semitrasparenti pendono dal soffitto e si perdono nella profondità del palcoscenico. Fra questi teli si inscena un gioco di ombre, i danzatori sono figure senza una fisicità definita, a tratti riemergono da questa nebbia di teli bianchi per esibirsi sul proscenio, a tratti i loro contorni svaniscono nella distanza. L’impatto è assolutamente cinematografico. Sieni si rifà alle Metamorfosi di Ovidio, alla concezione del mondo lucreziana, alla leggerezza descritta da Calvino nelle Lezioni Americane. L’intera performance si presenta come uno studio sull’infinito nella sua concezione fisico-spaziale ma anche esistenziale. La musica, di Arvo Pärt , dalle tonalità angoscianti ci ricorda che stiamo assistendo ad un processo che indaga l’origine della vita, e si affaccia a questo mistero come ad un abisso imperscrutabile. I riferimenti al mondo animale sono fin troppo espliciti, ombre di cervi, alci e licaoni compaiono dietro i veli e i danzatori interagiscono con queste forme fino ad esserne inglobati. I loro corpi mostrano la fragilità e la precarietà di creature colte in un processo di trasformazione, si muovono in uno spazio etereo, avvolto in una luce soffusa e privo di gravità, come atomi persi nelle profondità dell’oceano o dell’universo. Sono emblema della materia pura, disumanizzati perché appartenenti ad uno stadio che precede l’umanità e la coscienza, e forse è proprio questa primordialità che, insieme ad un senso di unione con il tutto, risveglia il nostro timore di fronte a qualcosa di profondamente irrazionale. Ma se il corpo umano è celebrazione di una vita che lentamente si risveglia, l’immagine finale ci ricorda che la vita nella sua necessità di trasformarsi e di esistere in un costante divenire è anche dolore e trauma: è il profilo di un angelo che cerca di protrarsi in avanti per spiccare il volo ma rimane ancorato a terra, leggerissimo, eppure sconfitto dalla pesantezza.

Metamorphosis – Foto di Andrea Macchia
Metamorphosis – Foto di Andrea Macchia

L’ultimo spettacolo a cui assisto si tiene all’interno del Teatro Sperimentale. Il titolo Aerea riflette le ambiguità contenute nella performance. Da una parte evoca la leggerezza del tessuto della bandiera che solo nell’aria trova il modo di manifestarsi a pieno, dall’altra ci suggerisce che persino qualcosa di tanto bello può essere distorto fino ad assumere simbologie distruttive. Sulla scena i due danzatori Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi vestono abiti militari e tengono sulla spalla una bandiera dal colore grigiastro -lo stesso colore dei vestiti che indossano- che sarà il fulcro dell’intera performance. Il loro aspetto è austero. È il culto dell’esattezza del gesto, i movimenti sono ripetuti in serie, quasi meccanizzati, eseguiti con una precisione sconcertante. I performer eseguono i loro ruoli in una perfetta simmetria, mettono in scena un mondo in cui il libero arbitrio è stato soppiantato dal fanatismo, tanto che il movimento sembra cadere nel suo opposto e diventare un simbolo di costrizione. Eppure ogni gesto, per quanto geometrico, scivola naturalmente dai loro corpi come in una pellicola riprodotta a rallentatore. La bandiera assume durante la performance diversi significati, diviene telo funebre da cui i danzatori si rialzano come zombie, arma per sferrare colpi o bozzoli in cui rifugiarsi. La musica che li accompagna nella parte iniziale, composta da Demetrio Castellucci, è un mitragliare cadenzato in costante crescendo che, raggiunto il suo climax, si quieta per poi ricominciare. E questa mitraglia non può che ricordarmi il battito di un cuore, quasi a suggerire quanto paradossalmente la vita e la morte condividano i suoni che le determinano.

Aerea – Foto di Gianluca di Ioia
Aerea – Foto di Gianluca di Ioia

Si ringrazia AMAT per l’ospitalità

Alessandra Pennesi

PROGETTO CONTAMINARTI: Il nuovo team di AMAT

Da sinistra: Matteo, Sara e Daniele.

Matteo, 25 anni (tra qualche mese 26). Decide di prendere parte al Servizio Civile Universale perché pensa sia piacevole rendersi utile per la Patria e molto importante mettersi in gioco. Nonostante gli studi di ingegneria meccanica, trova che prendere parte ad un progetto inerente lo spettacolo dal vivo e la promozione culturale sia molto stimolante e, inoltre, che permette di ampliare i propri orizzonti.

Sara, nata nel 1993, dopo una triennale in Tecniche di Laboratorio Biomedico, capisce che in realtà vuole fare delle sue passioni il proprio lavoro; si iscrive così al Conservatorio di Fermo e consegue il Biennio in Pianoforte. Sin da piccola suona, balla, canta e recita – “quando sono dentro un teatro mi sento davvero a casa”, dice – ed insegue il sogno wagneriano dell’ “arte monumentale”. “Ritengo che per fare spettacolo bisogna conoscerne tutti gli aspetti” afferma “AMAT mi sta dando proprio questo: la possibilità di conoscere ciò che c’è dietro le luci del palco”. 

Daniele, nato nel 1995, è laureato in Archeologia e lettere classiche all’Università degli studi di Urbino, ed è attualmente iscritto alla laurea magistrale in Storia dell’arte sempre a Urbino. Durante il suo secondo anno di università scopre il mondo del teatro, grazie prima ai laboratori di traduzione interculturale e poi ai corsi di teatro tenuti dal Centro Teatrale Universitario. Grazie al CTU scopre quanto sia bello stare sul palco, ma anche dietro, ad organizzare eventi e a far conoscere gli spettacoli ai ragazzi delle scuole. Probabilmente è questo che lo ha spinto a fare il servizio civile con AMAT, perché il suo sentimento per il teatro è un amore viscerale, che rende ormai impossibile distaccarsi l’uno dall’altro.

PROGETTO CONTAMINARTI: le nuove volontarie di Sineglossa

Da sinistra a destra: Cristina, Cecilia, Francesca

Cecilia, 28 anni, laureata magistrale in Marketing alla facoltà di Economia di Ancona, ha deciso l’anno scorso di provare ad entrare nel mondo della cultura, assecondando la sua grande passione per l’arte.
Frequenta quindi il master “cultural heritage management” all’Istao, da qui la voglia di intraprendere una nuova strada, quella della comunicazione in ambito culturale, entrando in contatto con Sineglossa, una realtà giovane, vivace, in grado di promuovere la cultura e l’arte attraverso progetti affascinanti e innovativi.
Dice di aver trovato finalmente l’opportunità di mettersi alla prova e di fare ciò che le piace.

Francesca, 27 anni, laureata in Management dei beni culturali. È cresciuta osservando in casa i quadri del nonno pittore, ed anche se non l’ha mai conosciuto, crede che sia stato proprio lui a passarle il testimone della passione per l’arte. Convinta di questo e innamorata delle Marche, impronta tutta la sua carriera formativa sul voler un giorno fare diventare la sua passione il suo lavoro. Accetta ora la sfida del servizio civile ed entra in Sineglossa, convinta che sia lo specchio reale di come sta evolvendosi ora il mondo dell’arte e della cultura.

Cristina, classe ’94, dopo una laurea in “Progettazione e gestione di eventi e imprese dell’arte e dello spettacolo”, un master e un corso di formazione, non ha ancora ben chiaro cosa vuole fare “da grande”. Nel
frattempo si dedica alle sue passioni: i libri, il teatro, l’arte in tutte le sue forme e lo sport.
Svolgere il servizio civile da Sineglossa “mi permette di mettermi in gioco e di sperimentarmi in una realtà dinamica e innovativa, che fa degli interventi creativi e della contaminazione il suo punto forte,
permettendomi così di trasportare le mie passioni in ambiente lavorativo”.

PROGETTO CONTAMINARTI: un nuovo team per il Consorzio Marche Spettacolo

È da poco partito ContaminArti, il nuovo progetto del Servizio Civile Universale, all’insegna della promozione del patrimonio artistico-culturale della regione Marche. Come negli anni passati, anche quest’anno diversi ragazzi e ragazze sono stati scelti per collaborare con CONSORZIO MARCHE SPETTACOLO, AMAT e SINEGLOSSA.

Vi presentiamo la squadra del CMS, che quest’anno è formata da Marco, Marianna, Ilaria e Alessandra.

Da in alto a sinistra, in senso orario: Marco, Alessandra, Ilaria e Marianna

Marco, classe 1994, è uno studente di Economia e Management ad Ancona; ha una passione per la musica – qualsiasi genere, «l’importante è che sia sconosciuta». Suona, scrive e balla nel tempo libero anche se fa tutte e tre le cose relativamente male ma non è importante in quanto lo rendono felice. Ha deciso di intraprendere questa strada perché «mi permette di avvicinarmi all’ambito musicale e culturale da un punto di vista lavorativo, facendo parte di quell’ossigeno necessario alla vita umana che è la cultura».

Marianna, nata nel 1995, dopo una maturità scientifica, ha conseguito la laurea in Italianistica, Culture Letterarie Europee e Scienze Linguistiche.
Tra le sue passioni più grandi rientrano la lettura, la scrittura, l’arte, più generalmente la cultura. «Non dico che la cultura possa salvare il mondo, ma sicuramente aiuta l’uomo a migliorarsi» è il suo motto, ed è anche il motivo per cui ha scelto questo progetto: promuovere la cultura, sperando arrivi a migliorare l’uomo.

Ilaria, quasi 25 anni, ha frequentato l’università nei Paesi Bassi, laureandosi in International Tourism Management. In quegli anni, mentre i piedi si trovavano in suolo estero, la mente riscopriva il fascino delle proprie origini. «Tornando, mi son trovata a guardare le Marche con gli occhi di un estraneo. E mi hanno riconquistata.» afferma «Il Consorzio Marche Spettacolo mi dà la possibilità di conciliare l’esperienza in campo turistico con la conoscenza della regione Marche, e la voglia di comunicarne la bellezza al mondo».

Alessandra, ancora 24enne, a 14 anni scopre l’amore per il teatro, vuole fare l’attrice e girare il mondo. A 19 scopre l’entusiasmo per l’acrobatica, vuole scappare con il circo e girare il mondo. Invece abbandona tutto, si iscrive all’università e fugge in Irlanda. Ora, dopo la laurea, il desiderio di ritrovare le sue passioni la riporta a casa e attraverso il Consorzio Marche Spettacolo trova finalmente l’opportunità di conoscere e far conoscere il mondo dello spettacolo dal vivo nella sua regione.

E quindi, non ci resta che augurare loro il meglio e fargli un grandissimo in bocca al lupo per questa esperienza!

“Teoria della Classe Disagiata” a MARCHE CREA #1

“C’è molta terra da smuovere”, certamente a poco servirà l’escavatore del video, ma il regista Giacomo Liliù ha molto da raccontare. 

Partendo infatti dal saggio di Raffaele Alberto Ventura, “Teoria della classe disagiata”, MALTE (Musica Arte Letteratura Teatro Etc) ha creato uno spettacolo che porta in scena Giacomo Lilliù e Matteo Principi, con la drammaturgia di Sonia Antinori.

La realizzazione dello spettacolo è stata finanziata attraverso una campagna di crowdfunding, e proprio per supportare questa campagna, come operatori del Servizio Civile Universale al Consorzio Marche Spettacolo, abbiamo creato questo video che sintetizza il progetto e che ci sembra anche un bel modo per annunciare l’anteprima dello spettacolo nell’ambito di MARCHE CREA #1, il focus sulle nuove creazioni teatrali marchigiane a cura di Marche Teatro.

L’evento Teoria della Classe Disagiata / Anteprima su Marche Spettacolo.

Buona visione e ci vediamo al Teatro delle Muse!

CONTAMINARTI – Bando di Servizio Civile Universale (Regione Marche) 2019-2020

Vuoi dare il tuo contributo alla valorizzazione e alla promozione della cultura nelle Marche? Partecipa al progetto di Servizio Civile Universale ContaminArti!

ContaminArti, ideato da Consorzio Marche SpettacoloAMAT e Sineglossa, è un progetto di Servizio Civile Universale per la Regione Marche della durata di 12 mesi, che si concentra sul pubblico dell’arte e della cultura nelle Marche.

Il fulcro del progetto consiste nel potenziamento delle connessioni tra collettività e imprese culturali marchigiane, avendo come punto di riferimento il “pubblico” – reale e potenziale – inteso in senso ampio, cercando di ampliare il bacino di potenziali fruitori attraverso iniziative che mirano a conoscere il pubblico del mondo dell’arte e della cultura, fidelizzare la comunità dei fruitori dell’offerta culturale, studiare e divulgare i reali impatti sociali ed economici delle imprese culturali, diffondere l’arte e la cultura nei contesti che tradizionalmente ne sono privi, incrementare le possibilità d’innovazione attraverso la creatività.

Con il progetto ContaminArti e attraverso l’esperienza di Servizio Civile Universale si mira a creare figure professionali in grado di fare ricerca, progettare e comunicare, qualificate nell’ambito dell’audience development, settore che sta acquistando sempre maggiore importanza nel tessuto artistico e culturale.

Il progetto ContaminArti è articolato su tre sedi: Consorzio Marche Spettacolo, AMAT e Sineglossa, tutte ubicate nel centro di Ancona.

Le domande di partecipazione devono essere presentate esclusivamente attraverso la piattaforma DOL raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.itentro e non oltre le ore 14:00 del 10 ottobre 2019.

È importante che il candidato indichi la sede per la quale intende concorrere.

Per maggiori informazioni sui tre soggetti, la loro storia e le attività specifiche previste dal progetto, si rimanda ai contatti sotto indicati e ai siti istituzionali degli enti.

ATTIVITA’, DATE E ORARI DI SERVIZIO

L’impiego dei volontari nel progetto avrà una durata di 12 mesi. Oltre alla formazione (112 ore) Contaminarti prevede una serie di attività: monitoraggio e raccolta informazioni, promozione, accoglienza e organizzazione logistica, utilizzo strumenti informatici e social network, supporto a progettazione. I candidati verranno selezionati tramite colloquio.

Gli 11 posti disponibili sono ripartiti tra le diverse sedi come indicato di seguito:
• 4 per la sede Consorzio Marche Spettacolo • 4 per la sede AMAT • 3 per la sede Sineglossa

I candidati selezionati inizieranno il loro periodo di servizio indicativamente a partire da dicembre 2019.

I giorni di servizio a settimana sono 5. Il numero delle ore di servizio settimanale è flessibile (minimo 12 ore settimanali per 1145 ore l’anno). Si richiede disponibilità alla trasferta, all’uso di un mezzo di trasporto proprio, flessibilità di orari e possibile presenza durante alcune festività (in nessun caso il servizio si protrarrà oltre le ore 23).

Per maggiori informazioni si rimanda alla Sintesi progetto scaricabile a fondo pagina.

INFORMAZIONI E CONTATTI

• Per la sede Consorzio Marche Spettacolo: 071 806 50 40 | comunicazione@marchespettacolo.it | www.marchespettacolo.it

• Per la sede AMAT: 071 20 75 880 | m.osimani@amatmarche.net | www.amatmarche.net

• Per la sede Sineglossa: 071 23 63 997 | info@sineglossa.it | www.sineglossa.it

Maggiori informazioni sul bando e materiali utili su: https://www.serviziocivile.gov.it/menusx/bandi/selezione-volontari/bandoord2019.aspx e https://www.scelgoilserviziocivile.gov.it/

Si raccomanda, prima della presentazione della domanda, di leggere attentamente e integralmente il Bando Regione Marche scaricabile a fondo pagina e reperibile a questo link https://www.serviziocivile.gov.it/menusx/bandi/selezione-volontari/bandoord2019.aspx.


Ecco una sintesi dei punti principali del Bando.

ELEMENTI GENERALI

Il progetto ha una durata di 12 mesi con un monte ore annuo di 1145 ore. Possono partecipare alla selezione i giovani in possesso dei requisiti sotto specificati. Ciascun giovane può presentare una sola domanda di partecipazione al bando e per un solo progetto.
Ciascun operatore volontario selezionato sarà chiamato a sottoscrivere con il Dipartimento un contratto che fissa l’importo dell’assegno mensile per lo svolgimento del servizio in € 439,50. Le somme spettanti agli operatori volontari sono corrisposte direttamente dal Dipartimento.
Per gli operatori volontari è prevista una assicurazione relativa ai rischi connessi allo svolgimento del servizio stipulata dal Dipartimento, cui si può aggiungere per alcuni progetti un’assicurazione integrativa attivata dall’ente laddove siano previste particolari attività. Al termine del servizio all’operatore volontario verrà rilasciato dal Dipartimento un attestato di espletamento del servizio civile redatto sulla base dei dati forniti dall’ente, oltre ad un attestato o certificazione di riconoscimento e valorizzazione delle competenze prodotto dall’ente stesso, secondo le modalità previste da ciascun progetto.

REQUISITI DI AMMISSIONE

Per l’ammissione alla selezione è richiesto al giovane il possesso dei seguenti requisiti:
a) cittadinanza italiana, ovvero di uno degli altri Stati membri dell’Unione Europea, ovvero di un Paese extra Unione Europea purché il candidato sia regolarmente soggiornante in Italia;
b) aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver superato il ventottesimo anno di età (28 anni e 364 giorni) alla data di presentazione della domanda;
c) non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata.

PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

Gli aspiranti operatori volontari (d’ora in avanti “candidati”) dovranno produrre domanda di partecipazione indirizzata direttamente all’ente che realizza il progetto prescelto esclusivamente attraverso la piattaforma DOL raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it. Per accedere ai servizi di compilazione e presentazione domanda sulla piattaforma DOL occorre che il candidato sia riconosciuto dal sistema. I cittadini italiani residenti in Italia o all’estero e i cittadini di Paesi extra Unione Europea regolarmente soggiornanti in Italia possono accedervi esclusivamente con SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale www.agid.gov.it/it/piattaforme/spid sono disponibili tutte le informazioni su cosa è SPID, quali servizi offre e come si richiede.
Le domande di partecipazione devono essere presentate esclusivamente nella modalità on line sopra descritta entro e non oltre le ore 14:00 del 10 ottobre 2019.

PROCEDURE SELETTIVE

La selezione dei candidati è effettuata, ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. 6 marzo 2017, n. 40, dall’ente che realizza il progetto prescelto. L’ente pubblica sul proprio sito internet, nella sezione dedicata al “servizio civile” sulla home page, il calendario di convocazione ai colloqui almeno 10 giorni prima del loro inizio, a pena di annullamento delle selezioni. La pubblicazione del calendario ha valore di notifica della convocazione a tutti gli effetti di legge e il candidato che, pur avendo inoltrato la domanda, non si presenta al colloquio nei giorni stabiliti senza giustificato motivo è escluso dalla selezione per non aver completato la relativa procedura. I candidati si attengono alle indicazioni fornite dall’ente medesimo in ordine ai tempi, ai luoghi e alle modalità delle procedure selettive, che in ogni caso sono effettuate in lingua italiana. L’ente deve applicare la procedura selettiva verificata e approvata in sede di accreditamento o di valutazione del progetto provvedendo a dare adeguata pubblicità agli stessi sul proprio sito internet (disponibili nell’allegato a fondo pagina).
L’ente, terminate le procedure selettive, compila le graduatorie dei candidati relative alle singole sedi di progetto, in ordine decrescente di punteggio attribuito ai candidati, evidenziando quelli utilmente selezionati con riferimento ai posti disponibili. Le graduatorie devono tenere conto della sede indicata dal candidato nella domanda.

DOCUMENTI UTILI
• Bando Regione Marche
• Sintesi progetto
• Criteri e modalità di selezione dei volontari

La Gioia Beethoveniana invade Pesaro

A conclusione della stagione sinfonica l’Orchestra Sinfonica G. Rossini ha deciso di proporre la Nona Sinfonia, universalmente riconosciuta come la sinfonia della gioia.

Nel proporre questo capolavoro della cultura europea, ha deciso di suggellare un rapporto speciale con il Giappone, affidando la direzione a Hideaki Hirai, giovane e promettente direttore d’orchestra del Sol Levante, profondamente legato alla Nona. Hirai può già vantare una direzione di quest’opera da standing ovation al New York Festival, una direzione dinanzi al Santo Padre e ben due opere inedite. Ritornando al Rossini, non solo il direttore è giapponese ma anche buona parte del coro, composto da oltre 90 coristi che assieme a 4 solisti hanno intonato il famosissimo “Oh Amici, non questi suoni!”.

Ai membri dell’associazione “Amici dell’Orchestra Rossini” è stata offerta un’opportunità inedita: quella di assistere alle prove generali. Io ci sono andato per voi

La presidentessa Pamela Salucci ci racconta che l’associazione, nata da pochi mesi ma già partecipata, ha come scopo quello di avvicinare la Rossini al suo pubblico, e lo fa in due modi. Da una parte lo coinvolge nella vita dell’orchestra, offrendo una nuova visione delle sue attività; dall’altra vuole creare una rete di relazioni tra i suoi soci favorendo dunque l’aggregazione tra gli amanti del genere.

L’ufficio stampa, Elisa D’Angeli, ci ricorda, invece, come questo concerto, oltre che a celebrare il 25° anno di attività, è stato occasione per confermare le linee programmatiche dell’OSR che guardano al contempo agli artisti professionisti del territorio e allo sviluppo di relazioni internazionali.

Al presidente, Saul Salucci, chiediamo invece di raccontarci la collaborazione con un direttore e un coro Giapponese: “Piacevole conferma è stato il rapporto con il direttore Hideaki Hirai che annunciato come talento nipponico ha messo in mostra oltre che la proverbiale precisione orientale, un’ampia capacità espressiva”

Il direttore Hideaki Hirai ricorda il suo legame con la Nona, e ci rivela la speranza che ha ogni volta che la dirige: “Spero che diventi l’inno di un mondo di pace e che unisca gli uomini attraverso il suo potere e la sua energia.”

Leonardo Cori

Vivere il Teatro alla maniera degli Antichi

Ispirati dal tempo passato in ufficio, ad aggiornare il sito del CMS, buttando un occhio su tutti gli spettacoli che carichiamo ed i post che pubblichiamo per le piattaforme social, ci siamo chiesti: perché è nato il teatro e perché proprio in Grecia? Insomma, una domanda da un milione di dracme, dato che stiamo parlando dell’Ellade.

Abbiamo iniziato a cercare una risposta e – complice il pomeriggio passato insieme al CTS e alla loro Antigone – la prima grande scoperta è che il teatro greco non nasce  per intrattenere il pubblico. L’intrattenimento è una funzione secondaria, una sorta di piacevole effetto collaterale.

Grazie allo spirito critico e alla capacità di vedere oltre la superficie delle cose, che da sempre attribuiamo alla cultura della Grecia antica, i Greci avevano un approccio molto efficace alla conoscenza. E in questo contesto, anche il teatro aveva una funzione di istruzione civile: lo spettacolo presenta situazioni di un certo peso, parla di avvenimenti politici e ci incastra dentro personaggi influenti di diverse realtà storiche e territoriali dell’epoca. Un esempio di insegnamento teatrale potrebbe essere la trilogia dell’Orestea di Eschilo, in cui Oreste si trova a dover scegliere tra uccidere la madre o macchiarsi di un affronto verso il Dio Apollo. Dunque lo spettatore si può interrogare sulle scelte che spettano al personaggio e cercare di identificarsi nella sua situazione, a modo che ognuno può divenire Oreste ed interrogarsi su questo dilemma morale.

Oltre a svolgere queste importanti funzioni, il teatro greco era anche un’occasione per celebrare l’ingresso nell’età adulta. Infatti ad Atene – come in altre polis greche – quando un giovane era abbastanza maturo da imbracciare le armi, era usanza riunirsi a teatro e festeggiare l’ingresso nella così detta andreia, o età adulta, che segnava l’uscita dalla efebia – adolescenza o gioventù -. In queste occasioni il teatro ospitava anche competizioni atletiche o coreografie dedicate alla prestanza fisica.

Ma ai greci non bastava l’intento pedagogico: il teatro doveva anche essere un’occasione per celebrare e riflettere sulla natura degli Dei. Infatti il teatro nasce, anzitutto, all’interno delle celebrazioni in onore del Dio Dioniso: per i greci assistere ad uno spettacolo era un rito. Di fatto il carattere religioso di questi spettacoli mutava e condizionava il contenuto stesso della rappresentazione, che prendeva spunto dai miti. Il dramma e la commedia divenivano un’indagine sulla natura divina: complessa, mutevole e difficile da comprendere per chi vede come un mortale.

Quando vado a teatro e vedo rivisitazioni e riproposizioni di testi classici, mi interrogo spesso sulle funzioni del teatro nel nostro periodo.

Siamo abituati a pensare che i testi dell’epoca classica, che gettò le basi per la civiltà, siano di certo importanti per la memoria storica, ma forse dimentichiamo la loro forza ed importanza sulle questioni più elevate e la funzione di ricerca che avevano un tempo.

Eppure sarebbe così facile rievocare questa antica memoria, e mettere la conoscenza condivisa di nuovo a disposizione di tutti, semplicemente riunendosi per celebrare la vita ed imparare assieme.

Pensiamoci bene: quale è il valore che diamo al teatro oggi? La perdita di alcune abitudini ci ha portato ad una visione più cristallizzata del teatro, mentre io ritengo che sia importante recuperare la visione e il sentimento che avevano i greci nei confronti del palco.

Faccio una proposta, alla quale tenteremo di aderire anche noi, con tutte le forze: quando dobbiamo celebrare un compleanno, una ricorrenza o un qualsiasi evento importante, perché non radunarci insieme alle persone a cui vogliamo bene, a teatro? Andiamo a vedere uno spettacolo e celebriamo così la vita e il tempo che passa.

Proviamo a dare un nuovo senso al teatro, rendiamolo più personale e vero, con i mezzi che abbiamo.

Proprio come facevano i Greci.

Daniel Macchione

I volontari incontrano il Centro Teatrale Senigalliese

Marzocca, in una palazzina anni ’70, nasconde un segreto inaspettato: un grande teatro a disposizione della comunità, e una compagnia marchigiani pronta al debutto. Questo è lo scenario che ci ha accolto, venerdì 8 febbraio, quando abbiamo incontrato la compagnia tutta marchigiana del Centro Teatrale Senigalliese (CTS) che,  con la direzione di Luigi Moretti, porterà in scena, dal 15 al 17 febbraio, al teatro la Fenice di Senigallia, l’Antigone di Sofocle, rielaborata dal drammaturgo Adriano Ferri. Abbiamo avuto l’opportunità di interagire con i membri della compagnia, oltre che assistere alle prove, e questo ci ha permesso di comprendere la grande e spaventosa contemporaneità di un testo antico, come l’Antigone di Sofocle.

Ci siamo resi conto che il teatro attivo nelle Marche è pervaso dalla presenza di giovani: un manifesto della nuova energia che circola nell’ambiente dello spettacolo. Questo ci ha sorpreso e incuriosito, ed ecco che, intrigati da questa realtà tanto vitale, abbiamo iniziato ad indagare gli intenti dei protagonisti, facendo domande, osservando, toccando – letteralmente – alcuni degli oggetti di scena e degli strumenti musicali utilizzati per la sonorizzazione live dello spettacolo, molti ottenuti grazie all’abile riadattamento di oggetti di uso comune.

La nostra riflessione parte dall’esperienza diretta della macchina del teatro e si compone di osservazioni e pareri, dedicati non solo al lavoro del CTS, ma anche al testo originale e a molti temi sempre attuali, già affrontati millenni fa dalla tragedia di Sofocle. Faremo un viaggio per capire di più sul lascito del teatro greco nella nostra cultura, ma affronteremo anche temi attuali, cercando di dare un quadro il più possibile completo su quello che i classici antichi sono ancora in grado di comunicarci.

Daniel Macchione, Leonardo Cori